L’incontro tra due linguaggi nati per commuovere

“Via Maqueda” è un brano che non cerca la velocità del consumo, ma la densità del significato. Con questa nuova uscita, in radio dal 13 gennaio 2026, Milomaria torna a misurarsi con la parola e con la storia personale, scegliendo di far dialogare il cantautorato con uno dei volti più prestigiosi della scena culturale italiana: Leo Gullotta, che presta la sua voce al brano come se fosse un narratore interno all’anima del protagonista .
La canzone mette in scena un confronto tra fragilità e saggezza: Milomaria rappresenta l’urgenza dell’emozione, mentre Gullotta diventa la coscienza che spiega, che consola, che interpreta il caos. Il risultato è un’opera che si avvicina alla forma teatrale pur restando rigorosamente canzone. Una contaminazione tanto rara quanto naturale.
Elemento centrale è Palermo, più precisamente Via Maqueda, non solo scenario urbano ma luogo simbolico dove il ricordo continua ad agire. L’assenza non è colmata, ma accolta. Nei luoghi sopravvive ciò che non ritorna, e la città diventa testimone silenziosa della trasformazione. Palermo non viene descritta, viene vissuta, come se la sua topografia emotiva fosse parte integrante della composizione .
Musicalmente la scelta è essenziale e misurata: pianoforte, respiro, voce e pause. È una poetica della sottrazione che privilegia la verità dell’ascolto. Il pianoforte di Primiano Di Biase agisce come una mano che accompagna, mentre la produzione di Andrea Allocca costruisce un ambiente acustico che favorisce l’immersione dell’ascoltatore .
Negli ultimi anni Milomaria ha dimostrato una crescita continua, portando la sua scrittura oltre i confini della musica in senso stretto, fino alla letteratura e al teatro. La selezione ai premi, le finale nei contest nazionali e il riconoscimento internazionale a Parigi e San Francisco confermano un percorso coerente e riconoscibile, che non ha mai rinunciato alla sperimentazione né all’identità .
In questo contesto la presenza di Gullotta assume un significato ulteriore: è un ponte tra tradizioni artistiche che raramente dialogano in maniera così definita. Non si tratta di un cameo celebrativo: il suo contributo è semantico e strutturale. È il testimone di un tempo più grande, capace di dare voce a ciò che spesso non siamo in grado di dirci da soli.
“Via Maqueda” è dunque una canzone che testimonia un incontro: tra generazioni, tra linguaggi, tra fragilità e conoscenza. È un piccolo teatro del sentimento che ci ricorda che le città non dimenticano e che la voce, quando è vera, può ancora curare.
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