Un singolo che indaga la costruzione dell’identità nell’epoca del feed

Ci sono brani che intrattengono e brani che osservano. “Belli/e” appartiene alla seconda categoria. Con il suo nuovo singolo, la cantautrice pavese Diletta Fosso si addentra nel territorio più complesso del presente: la costruzione dell’identità nell’era digitale. In un tempo in cui l’immagine precede l’esperienza e la narrazione di sé passa attraverso dispositivi, piattaforme e metriche invisibili, la domanda non è più solo chi siamo, ma come ci raccontiamo.

Il brano, in radio dal 9 gennaio 2026, ha ottenuto risultati notevoli: secondo posto al NYCanta su Rai 2 e menzione d’onore al Premio Lunezia nella categoria “Testo Young”, premi che attestano la forza autorale della scrittura e la capacità del brano di parlare in modo trasversale a generazioni differenti.

In “Belli/e” l’estetica del feed digitale non viene derisa né emulata: viene raccontata dall’interno. Fosso utilizza parole, ritmo e dettagli del mondo social per smontarne l’apparenza e mostrarne la distanza dalla realtà quotidiana. I filtri, i trend, i like, le pose studiate diventano simboli di un’ossessione per la performance estetica che non appartiene solo ai giovanissimi, ma a un’intera cultura.

In contrasto, la vita reale entra nel brano attraverso immagini domestiche e affettive: pigiami, gatti, disordine creativo, bambine che corrono, e soprattutto corpi non curati dal filtro. È un invito a riconoscere la bellezza nello spazio non ottimizzato.

La produzione di Marco Barusso conferisce al singolo una struttura pop accessibile e luminosa, mentre l’uso del violoncello introduce un elemento organico che sottrae il brano alla bidimensionalità digitale. In un’epoca di strumenti virtuali, il legno che vibra aggiunge una profondità emotiva non replicabile.

“Belli/e” non si esaurisce nel fenomeno discografico. Si inserisce in un percorso più ampio, fatto di premi, riconoscimenti istituzionali, interventi pubblici e una crescente attenzione mediatica. Fosso ha conquistato diversi concorsi nazionali e ha portato la sua musica in contesti culturali non abituali per artisti della sua età, tra cui la Camera dei Deputati e numerosi eventi legati al mondo letterario e musicale.

Il merito principale del brano non è però la denuncia, ma la restituzione: “Belli/e” restituisce all’ascoltatore una bellezza che il digitale tenta costantemente di addomesticare. Una bellezza non mediata, non performativa, non gerarchica. Una bellezza che resiste.

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Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.