
“OK BOOMER” analizza la generazione Boomer, che, negli ultimi anni, è stata trasformata in una caricatura: un bersaglio comodo per sfogare frustrazioni collettive. Durante compie un’operazione opposta: riapre il dossier, ne esamina i contenuti e rimette ordine laddove la semplificazione aveva fatto danni. Il pregio del libro sta nell’evitare toni difensivi. L’autore non scrive per riabilitare i Boomer, ma per raccontarli. Ne celebra la capacità immaginifica e, allo stesso tempo, riconosce limiti e cecità. È una narrazione onesta, che non chiede assoluzioni né condanne. La parte più riuscita è quella che potremmo definire antropologica: l’analisi dei comportamenti, dei rituali quotidiani, della cultura popolare che ha accompagnato intere generazioni. La “capsula del tempo”, come la definisce Stefano, funziona davvero: riporta alla superficie ciò che sembrava perso, offrendo al lettore più giovane un prezioso strumento di lettura. A differenza di molti testi generazionali, “OK BOOMER” evita la trappola del “si stava meglio prima”. L’autore sceglie un registro rispettoso, ma mai reverenziale, che tiene insieme affetto e distacco critico.


