Un’esplosione, un legame spezzato, una voce ritrovata. Daniele Quercioli ripercorre il suo vissuto dopo un incidente con lucida intensità. In queste pagine il camion non è solo veicolo, ma memoria, affetto, compagno di battaglie interiori. L’autore ci guida tra lamiere e coscienza, con passione e ironia.

Ciao Daniele, benvenuto alla nostra intervista. Raccontare l’incidente è stato terapeutico per te? In che modo?
Si , assolutamente . Iniziai a scrivere proprio perché compresi l’importanza di mantenere vivo il ricordo .
Se una vita normale si potesse raffigurate con un grafico le gioie e dolori in una scala da
0a +/-10 io ho vissuto il +/-100 ! Quindi Nei mesi successivi l’incidente sopportavo con molta più facilità quello che per gli altri erano dolori , gioie e nervosismo già a fondo scala!
Scrivere e rileggere soprattutto i dettagli mantiene ancora oggi la larga scala del grafico.
Tre parole per descrivere il tuo libro!
Forse ne basta una : energia, positiva al lettore
La scelta di scrivere per fotogrammi intensifica l’esperienza del lettore: come ti è venuta questa idea?
Semplicemente È come lo vissuta io , non so se sono riuscito ad descrivere lo sconquasso spazio tempo ! Normalmente il pensiero è più veloce della realtà, ma non in questi casi !
Quanto il legame con il tuo camion ha influito sulla tua guarigione emotiva?
Molto, e non solo per me . Un camion porta a casa da vivere a tutta la famiglia del proprio padroncino e quindi ho potuto soltanto trovare vigore durante la mia convalescenza per non rendere vana la sua fine .
Quale episodio del libro senti più vicino al tuo cuore?
L’ultimo Ruggito, tutto il libro è scritto con il cuore ma questo in particolare .
Credi che tutti i lettori possano immedesimarsi in alcuni passi?
Immedesimarsi si , ma solo chi ha avuto esperienze simili può comprendere maggiormente


