Un’opera nata da una ferita e ricucita con le parole: Federico Gargano racconta l’amore in tutte le sue fasi. Tra poesia e prosa, il suo viaggio si trasforma in voce collettiva per chi ha sofferto, amato e deciso di vivere, con coraggio, nel presente.

Questo libro raccoglie anni di poesia e di vita. Qual è stato il momento in cui hai capito che questa raccolta doveva diventare un’opera compiuta?

Ho sempre avuto il sogno di raccogliere le mie poesie in una silloge, proprio come aveva fatto mio nonno, ma l’idea di questa opera è nata nel mezzo del mese di luglio 2025, mentre guidavo. Pensavo che fosse il momento giusto per lasciare andare definitivamente la relazione finita qualche mese prima, che per qualche tempo mi aveva tenuto in scacco, ma dalla quale poi mi sono rialzato anche grazie alla poesia. Per cui, proprio come un fulmine a ciel sereno, è apparso nella mia mente il nome del libro: “Tutte le poesie che ti ho scritto”; da quel momento in poi la struttura del libro mi era chiara, dovevo solo mettermi alla scrivania e dare forma a ciò che avevo in mente. Ricordo anche che appena quel pensiero nacque nella mia testa, mandai un audio ad un’amica spiegandole la mia pazza idea. Effettivamente ci ho messo poco tempo a dargli una forma completa, ho suddiviso le poesie per fasi, proprio come l’amore ha le sue, dall’innamoramento alla sofferenza, fino alla separazione. La rinascita invece la ho aggiunta al mio ritorno dal viaggio in Vietnam. Proprio in quei giorni così lontani, ho capito che bastava concentrami sul QUI E ORA per tornare a essere sereno. Devo confessarlo, inizialmente avrei voluto scrivere questo ma non pubblicarlo, e regalarlo solamente alla persona protagonista di quasi tutte le poesie, ma poi ho capito che l’opera che avevo creato era in realtà universale, e che molte persone si potevano ritrovare tra i miei versi, per cui ho deciso di pubblicarla e condividerla con chi ha il piacere di leggerla.

L’amore attraversa il volume come ciò che nasce, cambia, si incrina e poi si ricostruisce. Quando scrivevi queste poesie, cosa ti sembrava impossibile e cosa inevitabile?

Certamente, quando scrivevo le prime poesie, soprattutto quelle dell’innamoramento e dei primi passi insieme, credevo impossibile ciò che sarebbe successo cinque anni dopo. Credevo impossibile che quel legame, creatosi così inaspettatamente e con così tanta fatica, si potesse rompere in così poco tempo, e apparentemente senza ragioni. Invece, mentre scrivevo le poesie dei primi dubbi, inconsciamente sapevo che la separazione sarebbe stata inevitabile, questione di tempo. E così è stato. Come scrivo nel libro, più abbiamo paura di una cosa e viviamo cercando di proteggerci da essa, più diamo spazio a queste paure di concretizzarsi. Ed era proprio così mentre scrivevo quelle poesie, avevo paura che la relazione potesse finire, e infatti è finita. Ciò di cui sono ancora sicuro, è che l’amore, una volta creatosi, non finisce, non si esaurisce. Certo, può cambiare forme, ma rimane: come affetto, come amicizia, come tenerezza, in qualche modo ci sarà sempre un filo invisibile che ci connette alle persone che abbiamo amato. A partire dai nostri cari.

Il viaggio sembra essere un luogo della mente oltre che fisico. Quanto ha inciso sul libro l’esperienza di trasformazione personale che hai vissuto nel tempo?

Credo che viaggiare sia innanzitutto uno stato d’animo. Si può essere viaggiatori anche senza uscire mai di casa, la chiave è lasciarsi stupire dalle cose, anche più piccole, che ci circondano. Ad esempio, il sole che sorge o tramonta, la pioggia che cade, le svariate forme che possono assumere le nuvole nel cielo, le stesse stelle che popolano indisturbate il cielo. Sono tutte cose che ci sono sempre, in ogni luogo del mondo, ma che spesso diamo per scontate. Se ritroviamo in noi stessi la capacità di apprezzarle ogni volta, allora saremo sempre dei viaggiatori. Molte di queste capacità erano già dentro di me, ma le ho fatte uscire definitivamente grazie alla mia esperienza in Vietnam, prendendo spunto dalla popolazione locale, che con poco o niente, in realtà aveva tutto. Il sorriso. E un cuore pronto ad amare il prossimo.

Il prosimetro ti permette di passare dalla poesia al racconto, dalla parola al respiro narrativo.

Come hai scelto l’equilibrio tra questi due registri?

Le poesie da sole hanno già una forza immensa, ti immergono in un mondo nuovo e, in poche parole, ti descrivono tematiche che altrimenti sarebbero descritte in pagine e pagine. Accostare la prosa alla poesia mi ha dato modo di spiegare anche alcuni misteri legati alle mie poesie, mi ha dato modo di raccontare la storia che ho vissuto per condividere anche un messaggio, che forse attraverso la poesia non si riusciva a percepire: andare avanti non significa dimenticare, ma abbracciare ciò che è successo e portarsi dietro le i ricordi più belli e gli aspetti migliori. Lasciare andare non è cancellare, ma ringraziare, e trarre forza da ciò che è successo per vivere al meglio la nostra vita. Soprattutto nel qui e ora.

Guardando al futuro, quali direzioni letterarie vorresti esplorare dopo questa pubblicazione?

Finche avrò ispirazioni, continuerò sicuramente a scrivere poesie, come tutt’ora sto facendo, anche con discreto successo. Ma voglio anche cimentarmi nella scrittura di narrativa pura, quindi romanzo o comunque opere in prosa. Infatti, ho iniziato da poco a scrivere un altro libro che parla proprio del mio viaggio in Vietnam, di come ho deciso di andare così lontano e di come ho deciso di tatuarmi la scritta QUI E ORA. E sicuramente ho in mente altri prossimetri, magari, partendo da una poesia, provare a raccontare che messaggio si nasconde dietro essa: diciamo che potrebbe essere una sorta di analisi del testo estesa, fatta dall’autore stesso. Inoltre, assieme ad un’altra scrittrice, ho in mente di scrivere un libro dialogo, dove ci parliamo a suon di racconti e storie, voglio provare a vedere se è un tipo di opera che funziona.

Se chi legge dovesse chiudere il libro con una sola domanda in testa, quale speri che sia?

Cosa farei ora se non avessi più paura di amare?

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.