Con «Senza radici non si vola» Ainalem Sansone firma un racconto che attraversa generazioni e restituisce valore a ciò che è stato taciuto. Una storia di riconnessione con le proprie origini e con sé stessi, tra costellazioni familiari, resilienza quotidiana e l’amore silenzioso di chi ci ha preceduto.

Ainalem, il titolo del tuo libro è potente; “ Senza radici non si vola”. Da dove nasce questa frase e che cosa rappresenta te te oggi?

“ Senza radici non si vola” nasce nel momento in cui ho smesso di scappare dalla mia storia e ho iniziato a guardarla davvero.

Per anni ho pensato che per volare bastasse andare avanti, costruire una vita “giusta”. Ma quel vuoto dentro mi ricordava che mancava qualcosa: le mie radici.

Oggi quella frase rappresenta la mia verità più profonda:

non voli se non sai da dove vieni.

Riconoscere la mia origine, le ferite e la forza che porto dentro è ciò che mi ha permesso di spiccare davvero il mio volo.

Nel libro racconti una vita segnata da separazioni e silenzi, ma anche una grande forza interiore. Quando hai capito che era il momento di trasformare il dolore in parola scritta?

Grazie per la domanda.

Ho iniziato a scrivere tre anni fa, proprio mentre frequentavo la mia seconda scuola di coaching. In quel periodo ho imparato che il cervello ha bisogno di immagini per elaborare e trasformare il significato delle nostre esperienze. Così ho iniziato a mettere su carta ciò che per anni avevo tenuto dentro.

Scrivere mi ha mostrato qualcosa che non avevo mai visto con quella chiarezza: la mia forza. Una forza che non era solo mia, ma che arrivava da lontano, da mia madre.

È stato in quel momento che ho capito che il dolore poteva diventare movimento, consapevolezza, potenza.

E che quella resilienza, che avevo sempre vissuto come una necessità, poteva diventare finalmente una scelta.

La figura di tua madre, Awetash, attraversa tutto il tuo libro come un faro. Quale è il più grande insegnamento che ti ha lasciato?

Mia madre? Ti sembrerà una risposta scontata, ma non lo è: amore incondizionato. Rileggendo il libro, non ho potuto non notare come il suo coraggio, guidato dall’amore, diventi una luce costante nella mia vita. La resilienza che ha mostrato di fronte a prove dure è qualcosa di straordinario.

La cosa più potente è che lei stessa non ne ha consapevolezza. Awetash non sa descrivere sé stessa né rendersi conto di quanto sia stata un vero faro. Per lei è “normale”. Eppure, proprio questo dimostra che ognuno di noi ha potenzialità enormi, talenti naturali che spesso nemmeno riconosciamo. È tipico di molte madri, di donne e di popoli messi a dura prova, ma non è per nulla scontato: è un dono silenzioso che illumina chi ha la fortuna di incrociare quella luce.

Hai scelto di condividere una storia molto intima. Hai avuto paura di mostrarti cosi, senza difese, al lettore?

Sì, ho avuto paura.

Soprattutto in alcuni passaggi delicati, dove riaffiorava l’umiliazione della bambina che sono stata. Ma ho capito che se il mio vissuto può aiutare chi si sente “a metà” a riconoscersi e a trovare forza, allora quella paura si trasforma in potere. Leggere il mio libro con il cuore significa vedere che non sono più a metà, e io stessa mi sento finalmente completa, vestita di una forza nuova.

Grazie per le domande. Ainalem Sansone

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.