Composto in un momento di svolta emotiva, “Underground Feelings” è un brano che racconta la rinascita dall’oscurità. The Indiependent Drummer condivide la sua storia con sincerità e coraggio, affidandosi all’interpretazione viscerale di Ira Green per dare voce a emozioni crude ma universali.

“Underground Feelings” rappresenta un viaggio dalle tenebre alla luce. In quale fase emotiva si trovava quando ha iniziato a scriverlo?
Lo scrissi di mattina appena mi svegliai da una notte densa di sogni che sconfinavano in incubi. Venivo da un periodo di forte depressione ma in realtà quella mattina mi svegliai con una rinnovata voglia di riabbracciare la vita, con tutto ciò che esso comporta. Scrivevo i primi versi di Underground Feelings come se mi vedessi dal di fuori. Stavo in realtà descrivendo una depressione che forse, per la prima volta dopo molti mesi, quella mattina mi stava abbandonando.
Il brano sembra raccontare la scoperta che anche nei sentimenti più oscuri può nascondersi un nucleo di vita. Qual è, secondo lei, il significato più intimo del testo?
Il testo porta alla luce figure e presenze oscure che albergano nella mia mente fin da bambino. Ho sempre avuto forti momenti di depressione fin da quando ero bambino. Ero molto metodico e «compulsivo» nella mia metodicità. Questo ovviamente l’ho realizzato solo molti anni dopo grazie alla psicoanalisi freudiana. Ma ho imparato a convivere con queste presenze oscure e ancestrali: anzi, ne traggo, se così posso esprimermi, una vera e propria linfa vitale. Siamo abituati nella nostra cultura occidentale a ragionare su istanze binarie e dicotomiche: buio/luce; morte/vita; caos/ordine. In realtà è tutto collegato e mi piace pensare che spesso c’è più vita nella morte che non il contrario.
L’uso della dark wave conferisce al pezzo una forza quasi rituale. Quanto ha influito il suo passato da batterista nel definire l’ossatura ritmica del brano?
La batteria è uno strumento percussivo e da solo non può scrivere l’armonia o la melodia di una canzone ovviamente. Ma come dicevo prima da un apparente limite, cerco di trarne forza. Quindi spesso (anche a casa senza una batteria vera ma battendo le mani sulle gambe) comincio partendo da alcune figure ritmiche ad associare a quelle figure delle melodie. Tutte le mie canzoni praticamente nascono così.
La voce di Ira Green porta un’intensità viscerale. Come è nata la vostra collaborazione e cosa l’ha convinta a scegliere proprio lei?
Ira la seguo da anni e mi ha sempre colpito il suo immenso talento. Ha uno spessore artistico raro e delle qualità vocali indiscusse. L’ho contattata su Messanger tramite Facebook. Le ho semplicemente inviato il provino di Underground Feelings e ovviamente scritto due righe di presentazione. Mi ha risposto dopo pochi minuti entusiasta. Ira è come la vedi: non finge. È una delle poche persone che ho incontrato nell’industria musicale dove artista e persona coincidono. E ci siamo subito trovati benissimo, sia musicalmente che umanamente. Mi colpiscono di Ira, oltre alle sue immense doti vocali, anche la sua capacità interpretativa. Quando ho sentito le sue tracce vocali in Underground Feelings ho pensato che ci trovavamo di fronte a qualcosa di veramente forte ed emozionante.
Molte persone vivono momenti di depressione o blocco emotivo. Cosa spera che un ascoltatore possa trovare in “Underground Feelings”?
Purtroppo a questa domanda non so rispondere perché è tutto molto soggettivo. Forse più che «trovare» spero che possa «capire» che si può anche dialogare in maniera «proficua» con la nostra parte più oscura.
Guardando al futuro, quali sono i suoi obiettivi principali: un album, nuove collaborazioni o una ricerca sonora ancora più personale?
Non credo negli album. Penso siano legati ad una vecchia modalità di produzione. E ormai di album validi se ne contano ben pochi. Non sopporto «skippare» le tracce. Ma ormai in un album trovo solo due/tre canzoni valide. Le altre sono riempitivi e le salto. Non voglio generalizzare ma questo è il mio pensiero. Preferisco lavorare su una o due canzoni alla volta e farle uscire con i miei tempi. Oltre ad Ira devo citare una presenza «costante» nella mia vita artistica che è quella di Matteo Gabbianelli, che è il cantante e fondatore dei Kutso, oltre che un eccellente produttore. Nel suo studio, Kutso Noise Home, registro da ormai vent’anni tutte le mie produzioni. Ho una stima sconfinata per Matteo: è una persona talentuosa e capace. Il suo studio è cresciuto molto negli anni e il merito del fascino di Underground Feelings è ovviamente anche suo. Per quanto riguarda il futuro continuerà ancora la collaborazione con Ira: sarà presente da qui alla prossima estate in altri quattro brani. Le nuove composizioni a mio avviso sono molto affascinanti. La mia ricerca personale è declinata sempre nella «forma canzone»: so di non fare nulla di sperimentale. A me piacciono le belle melodie, che poi posso coniugare in un veste più dark wave piuttosto che in una più power rock.


