Dalla sua esperienza nel teatro emozionale, Alfero porta nella musica una presenza autentica, viscerale. “Certezze” è un atto intimo, registrato come fosse un respiro, dove l’essenziale diventa verità. In questa intervista racconta come voce, gesto e parola appartengano a un solo corpo emotivo che prende forma nel suono.

Il titolo “Certezze” sembra quasi in contrasto con il senso di dubbio e sospensione che attraversa la canzone. Perché questa scelta?
“Certezze” è un racconto che lascia spazio all’immaginazione. Mi affascina l’idea che il titolo fosse indefinito, una forma che rimane aperta senza soluzioni. In “Certezze” risuonano incertezze, e quelle incapacità di prendere delle decisioni. Contiene tante possibilità di scegliere, rappresentando la sospensione che cercavo.
Nel comunicato si parla di una luce calda, di due persone distanti ma legate: è una metafora personale o un’immagine narrativa più ampia?
La luce calda è l’immagine che intravedevo guardando quel luogo dall’esterno, ma è anche l’elemento non tangibile di quelle sensazioni che ci legano come fili invisibili di un gioco più grande di noi. Quel singolo filo ci tiene uniti anche quando pensiamo di essere slegati: una connessione immateriale in uno spazio ricco di significati. È una visione più ampia, che chiunque può provare nella propria vita.
Come si collocano le tue influenze musicali – da– nella scrittura di questo singolo?
Le mie influenze non sono state mai ben definite. Ascolto molti generi e forme musicali. In “Certezze” c’è qualcosa dei silenzi sussurrati di Battiato , della delicatezza evanescente di Jeff Buckley, della profondità emotiva di Cristina Donà. Sono artisti che mi hanno insegnato che la verità emerge dalla fragilità umana. L’obiettivo è quella di restituire a tutti i costi la verità creativa.
Pensi che oggi la musica abbia ancora un ruolo terapeutico e sociale? In che modo vorresti contribuire a questa funzione con la tua arte?
Oggi più che mai, la musica possiede un potere terapeutico e sociale incredibile. Viviamo in un tempo che tende a nascondere le emozioni e a renderci insensibili. La musica può fare l’esatto opposto: può dare spazio e restituire verità alla nostra vita. Se una mia canzone riesce, anche per un solo istante a conquistare un solo ascoltatore, allora ha raggiunto il suo scopo.
Il tuo stile è intimo e introspettivo. Hai mai pensato di esplorare linguaggi più diretti o generi musicali diversi?
L’idea di miscelare questa dimensione intima a un linguaggio più corporeo, magari anche visivo rimane sempre un punto di partenza interessante. Potrei cambiare il mio sound, ma non il modo in cui vivo l’attimo della scrittura. Non voglio perdere il contatto con ciò che mi muove.
Se potessi descrivere “Certezze” con un solo colore o una sola immagine, quale sceglieresti e perché?
Sceglierei un arancione sfumato, simile a quello che precede un tramonto. Una luce calda, evanescente, che dura poco ma essenziale, vitale. Rappresenta la tensione di “Certezze”: una dissolvenza tra ciò che è stato e ciò che sta per arrivare. Se fosse un’immagine, sarebbe una finestra semiaperta in una stanza silenziosa, da cui entra una spiraglio di luce che non illumina tutto, ma il minimo che basta a far vedere l’essenziale.


