Con «La mano», i Trattamento di fine rapporto raccontano la nostalgia del contatto e la forza dei gesti semplici. Un valzer intimo e sospeso, nato durante la pandemia, che intreccia malinconia e speranza, riflettendo sulla necessità di ritrovare la vicinanza autentica in un mondo sempre più distante.

Quanto c’è di autobiografico in «La mano» e quanto invece è immaginazione e racconto collettivo? 

Non c’ è una vera componente autobiografica in questa canzone. C’ è invece  la consapevolezza che il senso di distanza vissuto durante il lockdown in quella fase sia stato percepito come sentimento condiviso

Avete scelto volutamente un waltzer come ritmo per evocare qualcosa in particolare?

l’ idea del watzer è merito degli arrangiatori Andrea Pulcini e Davide Olori, che è una delle anime  principali dei T.F.R.  La scelta è stata molto opportuna perché era necessario evocare un ballo tradizionale ma soprattutto di coppia e che prevedesse prossimità e vicinanza, stringersi i fianchi e sfiorarsi le mani. è una scelta in fondo volutamente inattuale rispetto alle tendenze musicali  contemporanee  che invece  di creare empatia aumentano  distanza.

Com’è stato lavorare con Andrea Pulcini (Persian Pelican,Canarie)?

splendido, un amico e un grande professionista, comprensivo ma nello stesso tempo molto sincero nell’ esprimere alcuni dubbi su alcuni passaggi musicali dei nostri brani ma comunque  incoraggiando sempre il progetto come se fosse stato un componente stabile della band. In questo disco l’  impronta di Andrea  è determinante.

Qual è il significato del titolo dell’album «Crinali» e come si collega al brano?

il nostro è  un disco  che contiene canzoni nate nelle montagne del Piceno. Anche se il titolo del disco non è nato di getto è davvero rappresentativo. Poi abbiamo deciso di separare il Crinale in lato a e lato b e in questo caso in due versanti,  uno più assolato e l’ altro  più freddo e in ombra  collocando i brani più ottimisti  nel versante sud e le canzoni più intimiste e malinconiche nel versante nord.  non è certo però un concept album ma una raccolta di canzoni scritte anche in periodi diversi ma per le quali  abbiamo trovato un filo conduttore.

Che ruolo ha il territorio nel vostro processo creativo?

Il territorio ha un ruolo determinante ma mai uguale. Si combina comunque sempre la dimensione ambientale e paesaggistica con un turbamento interiore e la ricerca di una dimensione collettiva che a volte ritroviamo nella natura, nei sentieri e negli stessi percorsi che riaprono corrispondenze con i nostri antenati; è in fondo anche un dialogo con il passato.  Il territorio emerge molto anche nelle sue crepe, nei tanti traumi remoti e recenti che trovano sintesi negli eventi sismici che abbiamo vissuto e che ci costringono a trovare nuove strategie per fare comunità in luoghi in cui lo spopolamento era già incessante.

Vi sentite più legati alla dimensione live o a quella in studio?

Difficile rispondere perché Crinali è stato un disco quasi itinerante registrato in posti svariati.  Credo che entrambe le dimensioni siano vitali.  Dedicarsi alla scrittura e alla registrazione di nuovi brani mi trasmette grande piacere ma non condividere queste emozioni con situazioni live mi lascerebbe un senso di incompletezza, quindi credo siano entrambe ancora necessarie.. 

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.