Nel suo nuovo singolo, Para racconta il valore dei ricordi condivisi. «La Galleria del Gruppo» è un viaggio tra nostalgia e consapevolezza, tra immagini che tornano a vivere e note che raccontano ciò che resta. Una canzone che accarezza il cuore e celebra la forza delle relazioni vere.

Nel singolo racconti di legami che resistono al tempo: quanto è importante l’amicizia nella tua vita artistica e personale?
L’amicizia per me è la chiave di tutto. Essere circondato da persone che ti vogliono bene, che ti sostengono giornalmente, secondo me è fondamentale. I miei amici sono i primi ascoltatori delle canzoni che poi usciranno, e il loro giudizio molto spesso mi aiuta a capire delle piccolezze che potrei migliorare. In ambito musicale, credo che condividere una stessa passione con persone a cui sei legato, fortifichi ancora di più il legame. Nella mia vita artistica ho avuto tantissimi scambi di opinioni, serate in studio, grazie a delle persone che ho conosciuto nel tempo, e che rendono ogni giorno questo viaggio ancora più spensierato e divertente.
Il tuo percorso musicale sembra aver preso una nuova forma nel 2025: cosa ha segnato questo cambiamento?
È cambiata soltanto la prospettiva di come vedo la mia musica. Per anni è stata un gioco. E quando è iniziata a diventare un qualcosa di serio, non ho saputo mantenere una continuità e soprattutto una progettualità. Ma ora è diventata una mia priorità, un sogno che sto rincorrendo e a cui non ho intenzione di rinunciare.
Come nasce solitamente un tuo pezzo? Parti da un’immagine, da un’emozione o da una melodia?
Solitamente le mie canzoni nascono da un’immagine, che cerco subito di tradurre con qualche parola. Una volta elaborato il tema, inizio a cercare su YouTube un beat che possa avere una vibe che coincida con l’immagine che ho in testa. E lì, una volta trovato, parte il processo creativo. Di solito scrivo frasi senza una ritmica precisa, senza cercare ne rime ne assonanze. Come se fosse un vero e proprio flusso di coscienza.
Hai dichiarato che ogni volta che rivedi le foto con gli amici senti che qualcosa si muove: come traduci questa sensazione in musica?
Quando rivedo le foto con i miei amici, sento riaffiorare emozioni, dettagli, perfino suoni e frasi che avevo quasi dimenticato. In musica cerco di tradurre questa sensazione attraverso melodie e parole che richiamano quei ricordi, magari anche con immagini molto specifiche, per far rivivere la stessa sensazione a chi ascolta.
Quanto conta per te il riscontro del pubblico in brani così intimi e legati alla tua sfera personale?
Conta davvero molto. Sentire che chi ascolta il brano, si riveda in tanti dettagli della mia canzone, è una delle sensazioni più belle che possa esistere. Quando capisco che, anche se sto parlando della mia storia e dei miei amici, in realtà sto dando voce anche a momenti, emozioni o ricordi che appartengono ad altri. È lì che la musica smette di essere solo “mia” e riesce a rappresentare anche la vita di qualcun altro.
In che direzione pensi si evolverà la tua musica nei prossimi anni?
Stilisticamente parlando, non azzardo pronostici. Sicuramente, come ora, tratterà sempre tematiche quotidiane, con una vena autobiografica. Perché non mi reputo altro, che un ragazzo qualunque, come tanti. Che ha trovato qualcosa che lo fa stare bene, e che sta rincorrendo il suo sogno.


