Dietro la batteria, un’anima narrante. Con “Marnie”, The Indiependent Drummer si prende il centro della scena e lo fa con una canzone che parla di stasi e trasformazione. Un pop-rock maturo che vibra di sincerità e visione artistica. Il romanzo omonimo completa questo intenso racconto.

 

Il brano ha una produzione elegante ma essenziale. Come hai lavorato sull’equilibrio tra ritmo e melodia?

Nel mio caso le due cose sono sempre strettamente connesse. Le melodie che ho in mente nascono sempre da pattern di batteria.        

C’è un messaggio nascosto o una metafora particolare dietro il titolo “Marnie”?

Penso che se un artista tenda troppo a «spiegare» il prodotto, questo perda di efficacia. Ovviamente non lascio nulla al caso e dietro ogni produzione c’è sempre un grande equilibrio tra la mia parte più istintiva e quella più razionale. Ma è giusto che ognuno ci veda quello che vuole e l’interpretazione è sempre molto soggettiva. 

Che ruolo ha il contesto urbano – tra periferia e centro – nella visione estetica del tuo progetto?

Onestamente nel mio modo di concepire musica non penso che tale dicotomia rivesta un ruolo preminente. Tendo sempre molto all’astrazione e ogni mia composizione viene sempre partorita in un sostrato che definirei quasi «surreale». Tengo il mondo reale e la sua contingenza debitamente a distanza dalle mie produzioni.

Ti definiresti più un musicista visivo o un narratore musicale?

Forse nessuna delle due. Mi definisco semplicemente un creatore di emozioni.  

Quali ascolti o influenze recenti  ti  hanno guidato nella scri8ura di questo pezzo?

Nessun ascolto in particolare. In questo sono molto dittatoriale (passami il termine) e «autoriale». Ascolto molte cose prima, durante e dopo le mie produzioni ma alla fine seguo sempre una mia linea.

Come immagini la crescita futura del progetto The Indiependent Drummer?

Non saprei onestamente. Finché mi darà qualcosa in termini di «emozioni» produrre musica continuerò. È un progetto molto fluido che non prevede neanche una band «fissa». Penso però di aver trovato attualmente dei ragazzi veramente in gamba che in questo momento stanno collaborando con il mio progetto: Claudio Morganti alle tastiere e synth e Cristiano Vairello al basso. A Settembre uscirà un nuovo brano, a mio avviso il pezzo più complesso che io abbia mai prodotto: Underground Feelings. Un brano completamente diverso da Marnie e alla voce ci sarà Ira Green che ha un temperamento artistico eccezionale.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.