Classe 1991, fisica e poetessa, Daria Di Francesco Maesa esordisce con una raccolta che unisce frammenti di esistenza e riflessioni profonde. “Versi sparsi” è un diario dell’anima scritto tra amore, perdita, maternità e rinascita. Un’opera attraversata da immagini forti, con il coraggio di non risparmiarsi mai.

Daria, è un piacere averti qui. Come hai scelto il titolo della raccolta “Versi sparsi”?

In realtà di tutto il mio componimento il titolo è forse l’unica cosa di cui mi sono interrogata anche recentemente. Quando ho finito di scrivere le mie poesie mi sono sentita spaesata alla richiesta di un titolo da parte della casa editrice. Ho fatto quindi una lunga ricerca che mi ha portato alla mia scelta. Andando in contraddizione con la nascita del componimento, che è nato in maniera naturale, senza forzature o studio. Nella scelta sono senza dubbio stata affascinata dalla musicalità e assonanza delle parole, cosa per me molto importante, ma più rileggo il libro e più penso che non renda giustizia al componimento stesso in cui vedo un filo conduttore che forse nel titolo non si esprime appieno. Infatti, Versi Sparsi richiama un insieme causale di sentimenti e stati d’animo, ma penso invece che il componimento sia del tutto organico e compatto.

Come definiresti la prefazione di Alessandro Quasimodo?

Mi sono sentita molto onorata di avere la prefazione del maestro Quasimodo. Al di là dei natali stimo la persona per tutto il suo vissuto artistico. Penso che sia riuscito a cogliere il senso della mia opera restituendo una visione universale che accomuna tutti noi uomini. Sono stata addolorata nell’apprendere la sua recente scomparsa e mando le mie più sincere condoglianze a tutti i famigliari, sono certa che le sue vibrazioni positive arricchiranno l’universo.

C’è un messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi lettori?

In realtà penso che ogni persona debba trovare il suo messaggio nei miei versi e non stia a me guidarli in questo percorso. Lo stesso libro letto in momenti diversi può parlare diversamente. Quello che spero è che le persone non si interroghino su di me o i nomi che compaiono nelle varie poesie ma riescano a fare una ricerca personale del proprio dolore, magari trasformando il mio libro in un punto di appoggio per un salto nel vuoto. Perché dietro ad ogni rinascita serve una scintilla che riesca a trasmettere forza nell’unione delle emozioni. Nei miei momenti più bui è stata proprio la comunione di sentimenti che mi ha dato la forza necessaria. Quindi vorrei ricordare a tutti: “non sei da solo/sola”

Ritieni di avere piena consapevolezza? La scrittura ti sta aiutando in questo processo?

Penso di essermi appropriata pezzo per pezzo della mia consapevolezza, acquisendo la conoscenza di me stessa tramite le mie esperienze di vita e il processo di rielaborazione di esse. Scrivere per me è naturale come mangiare o dormire. Non l’ho mai usato in maniera terapeutica ma è stato un compagno di viaggio che mi ha aiutata a conservare la memoria della mia essenza. E alla fine mi sono resa conto che un partner di così lunga data è in realtà la terapia migliore. Auguro a tutti di trovare qualcosa o qualcuno che possa essere la propria ancora in qualsiasi mare in tempesta. La mia è la scrittura.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.