C’è un momento, nella notte, in cui il cielo smette di essere sfondo e diventa domanda. Da lì nasce “L’impronta dell’ignoto”, romanzo d’esordio di Marcello Amadei: un thriller che sfugge alle regole del genere per diventare riflessione esistenziale, scientifica e spirituale. Ispirato da un viaggio in auto e da una canzone di Murubutu, Amadei costruisce un universo dove la sparizione di un ragazzo diventa il pretesto per indagare il cosmo, l’identità e il confine labile tra realtà e mistero. In un mondo in bilico tra mito e astrofisica, le stelle non sono più simboli: sono ferite aperte nel cielo, da cui filtrano verità che fanno paura. Una bella chiacchierata per dare forma alle tante allegorie di queste pagine…

Nel tuo romanzo convivono scienza e misticismo, razionalità e fede. Com’è stato trovare un equilibrio tra questi due mondi apparentemente opposti?
Io credo che la bellezza del genere umano sia proprio questa, ognuno di noi vive su un filo appeso tra questi mondi. Mi reputo una persona di scienza e, nel romanzo, questa parte di me risulta predominante, le descrizioni dello spazio e delle teorie scientifiche sono accurate e, ovviamente nel limite del possibile, descritte nel modo più rigoroso. Al contempo, l’ambito dello spazio spalanca le porte all’immaginazione, fuori dal nostro minuscolo granello di terra e acqua c’è l’infinito e, dove non ci sono confini, la fantasia può viaggiare e il misticismo non risulta fine a sé stesso ma diventa un modo attraverso il quale i personaggi comprendono (chi più chi meno) sè stessi e l’ignoto che li circonda. Proprio al fine di realizzare una sorta di bilancio tra queste appartenenti realtà diverse, alcuni personaggi sono più razionali mentre altri si aggrappano a una sorta di misticismo ancestrale. Trovare un equilibrio è impossibile, nemmeno io ne sono capace nella mia vita. Così il romanzo è costellato di riflessioni che spaziano tra fede e scienza e rappresentano un invito sincero al lettore. Trovare la propria strada, comprendere il proprio Io e riuscire a bilanciare ciò forse mai nessuno riuscirà del tutto a comprendere.

Quanto riflette il tuo modo personale di vedere l’universo e la vita di ogni giorno?
Personalmente l’universo è ciò che più ci rende umani. È uno specchio della nostra infima piccolezza e fragilità ma è anche un quadro incredibile di equazioni, formule e scienza che, a quanto ne sappiamo, solo il nostro genere è riuscito a comprendere. Io studio Space Engineering, quindi diciamo che per me lo spazio è il pane quotidiano, le formule che regolano il moto dei pianeti, il tempo, lo spazio, più si studiano, meno, per assurdo, si comprendono davvero. O meglio, da ogni rivelazione nascono mille domande che rimangono senza risposta. La natura, la matematica o Dio ci hanno fatto un dono grandissimo. Siamo nel punto della galassia perfetto, alla distanza adatta dal sole e con le caratteristiche fisiche del nostro pianeta ottimali per la nostra presenza. Ne dobbiamo essere davvero grati. Sia chi è credente sia chi è ateo, dobbiamo rispettare questo pianeta e rispettare l’universo. Questo è ciò che regola la mia vita, personalmente non ho una vera e propria fede, credo nella natura e nella scienza, ma soprattutto credo nel genere umano che è capace di compiere le più mirabili opere ed essere artefice delle peggiori disgrazie. Io vorrei diventare un qualcuno per il nostro pianeta, portare avanti il progresso ma con estremo rispetto, essere fantasioso, creativo, donare un lieve momento di bellezza anche solo a qualche persona. E tutto ciò me lo insegnano le stelle, quando da solo, la sera le osservo. C’è davvero tanto bisogno di ritrovare noi stessi, e di portare la mente un po’ più in là, per scoprire ancora un segreto del cosmo.

Hai raccontato che l’idea è nata quasi per caso, in auto, ascoltando “Multiverso” di Murubutu. Dunque la musica è entrata nella narrazione?
La narrazione e la scrittura per me sono musica. Ogni cosa che scrivo ha un ritmo nella mia mente, ogni scena ha la sua canzone e ogni discorso la sua lirica. Per tentare di coinvolgere il lettore in ciò, spesso, inserisco testi di canzoni all’interno del romanzo che vanno a caratterizzare al meglio i momenti più salienti del romanzo. Ho iniziato a scrivere facendo parodie, poi ho continuato scrivendo canzoni e infine adoro immaginare colonne sonore che pervadono i miei libri. Infine trovo che alcune canzoni rappresentino l’apice della cultura umana. Laddove una scrittura fine, pungente, emozionante, incontra le note giuste, ogni senso viene attivato e l’effetto è di pura magia. In questo romanzo ho cercato di riassumere le canzoni che più di tutte mi hanno donato queste sensazioni.

Il sottotitolo del libro nasce da una stella regalata dalla tua compagna. Ha un qualche legame questa Stella con il messaggio dentro il romanzo o con l’evasione al fantasy?
Si, è stato un regalo sicuramente particolarmente e calzante per come sono fatto, ma soprattutto ispirante. In qualche modo mi ha aperto gli occhi, permettendo alla mia fantasia di viaggiare un po’ più in là. La stella rappresenta l’evasione dal reale. È L’impronta dell’ignoto. Ciò che i personaggi non riescono ad afferrare. Rappresenta il subconscio, il mistero, ciò che non può essere compreso senza approfondire, senza studio, senza perdersi in un qualcosa di inimmaginabile. La stella risulta quindi una presenza soffusa, che aleggia in secondo piano, che vorrebbe farsi spazio ma i protagonisti, troppo ottusi, non le danno abbastanza credito. A parte qualcuno. In qualche modo vuole separare chi sa aprire davvero occhi e mente da chi, con forza, li tiene serrati. Infine va proprio detto che questa Stella rappresenta, come giustamente sottolineato, il ponte tra scienza e fantasy, tra razionalità e un pizzico di misticismo.

Oggi l’autopubblicazione la trovi una scorciatoia o una dimensione davvero libera e densa di opportunità?
Domanda molto interessante, alla quale non so dare una risposta vera e propria. Io sono un ragazzo di 23 anni con pochissima esperienza nel mondo editoriale e con estrema umiltà posso solo raccontare la mia esperienza che non può certo essere generale per ognuno. Purtroppo al giorno d’oggi pubblicare con una casa editrice è difficile, molte sono truffe, altre vogliono guadagnare sullo scrittore e non sul lettore e infine le più famose sono ovviamente irraggiungibili. Pubblica più facilmente chi è noto, chi ha agganci, chi sa come muoversi. Le case editrici piccole e affidabili esistono, sono sicuramente tante ma non così facili da trovare in un mondo come questo. Pertanto in parte va detto, l’autopubblicazions è una scorciatoia, permette di evitare una ricerca che, a tratti, può essere davvero estenuante e ti porta diretto all’obiettivo, senza grossi intoppi. Al tempo stesso rappresenta un’opportunità per tutti quelli che come me fanno più fatica a raggiungere grandi case editrici. Lo svantaggio è la promozione, la distribuzione e, in qualche modo, essere visti come scrittori di serie b, senza nessun simbolo di una qualche casa editrice che attesti la sua pubblicazione. Oggi, nel 2025 tutti possono autopubblicarsi e ovviamente la qualità scema, il pubblico cala e la frustrazione può aumentare. Occorre quindi sapere apprezzare i vantaggi dell’auto pubblicazione essendo però ben coscienti dei suoi grandi limiti.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.