In “Puta”, il rapper italo-palestinese mette a nudo conflitti interiori, identità spezzate e una voglia feroce di verità. Una traccia che vibra tra pianoforte e beat, rabbia e malinconia. L’intervista è un tuffo in una scrittura ruvida e sincera, dove niente è lasciato al caso.

Bentrovato, CR.VR. Nel brano “Puta” ci sono echi delle tue esperienze personali?
Il brano è stato creato con un approccio spensierato e vuole rappresentare un lato più semplice e più comprensibile seguendo un umore festaiolo.
Vorresti trasmettere un messaggio agli ascoltatori?
Per il futuro ci saranno uscite riguardanti più un lato personale riguardante le mie origini palestinesi.
Dal punto di vista musicale, quali sono i generi che più ti hanno ispirato?
Il periodo trap 2016, cassa dritta francese, spagnola e l’immaginario americano.
Se dovessi descrivere il brano con tre parole, quali sceglieresti?
Estate, spensieratezza, routine


