In un tempo in cui le storie fantasy cercano spesso il colpo di scena più rumoroso, c’è chi sceglie la via della profondità, del simbolo, della memoria. Questo primo romanzo di Enrico Pedace dal titolo “Petali di spine” ci porta tra le montagne della Ladinia, reinventando la mitologia dolomitica con rispetto e immaginazione. Il risultato è una fiaba epica, abitata da principi riluttanti, alleanze oscure e demoni risvegliati, ma soprattutto da un senso fortissimo di appartenenza. Perché a guidare ogni pagina – ce lo racconterà proprio l’autore – non è solo l’intreccio, ma l’amore per una terra che continua a raccontarsi attraverso la luce.

– Qual è il significato simbolico delle montagne nel romanzo, oltre al loro ruolo geografico?
Io dico sempre che, la montagna, è lo specchio della nostra anima: sa essere dolce, ma sa essere anche molto aspra, e nel romanzo si delinea questa bidimensionalità simbolica.
Questo equilibrio rende, la montagna, una dimensione perfetta. Una sorta di “terra promessa” ambita da tutti.
– Il personaggio di Hauryn è ispirato a re Laurino: tra il poema originale e questo nuovo scritto inedito, che ponti e che legami ci sono?
Il poema più famoso è sicuramente quello di Karl Felix Wolff, ma di versioni che narrano la storia di re Laurino ve ne sono vari. In tutte le versioni, Laurino, è sovrano della stirpe dei nani ma, a dispetto della statura e dell’aspetto rude di queste creature, il nostro re presenta dei tratti insoliti. Il suo aspetto richiama quello del cavaliere, e quindi si presenta come un essere maestoso, fiero, potente e saggio. Altro aspetto importante del poema: Laurino è il sovrano indiscusso del Rosengarten, il giardino di rose che riveste le pareti del Catinaccio.
Nella mia versione, invece, ho voluto regalare a questo personaggio una storia antecedente la sua incoronazione. E per farlo ho plasmato gli aspetti del cavaliere con quelli del giovane principe, instillandovi una velata componente Arturiana.
La scelta del nome, invece, ricade nel primo poema di Wolff che è “Il ciclo dei Fanes”, dove emerge l’esistenza di una dimensione segreta, leggendaria e che rappresenta un po’ la Terra Promessa. Si tratta dell’Aurona.
Unendo tutte queste informazioni, e volendo dare un aspetto un po’ gotico al mio personaggio, ho legato Laurino, che in alcune antiche versioni appare come Laurin, ed è uscito fuori Hauryn.
– Il potere conquistatore di Taller e il risveglio del demone Spindemul: ha senso chiederti se hanno delle connessioni anche con la società moderna che viviamo nella realtà?
Assolutamente sì. Rappresentano le piaghe che affliggono da secoli il mondo, rovinandone la serenità, e sono: la corruzione, il ricatto, l’avidità.
– E restando in ambito di parallelismi ti chiedo: che cosa rappresenta il personaggio di Cyrmoul nella vita di Hauryn come nella vita di tutti noi?
Cyrmoul rappresenta: la fiducia, il supporto, l’affetto e il rispetto. È quella persona che instaura con noi un legame affettivo, e del tutto spontaneo, sulla base del quale ci capisce e ci sostiene, ci aiuta a individuare quale possa essere una scelta giusta. È quella persona che ci ascolta.
E noi siamo pronti a fare lo stesso quando poi è lui/lei, ad averne bisogno.
Posso dire che, Cyrmoul, rappresenta il legame affettivo che ci fa stare bene. Il legame che tutti conosciamo come ‘amicizia’.
Io credo che, l’amicizia, resti sempre un legame potente ma raro da trovare. Gli amici che incontriamo nella vita sono sempre tantissimi, ma solo uno o al massimo due sono quelli che, poi, si rivelano dei veri Cyrmoul.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.