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Si intitola “Tempi scueti” il nuovo disco che arriva dal duo dei Vorianova firmato da Biagio Di Gesaro e Alessandra Macellaro La Franca che in questa nuova avventura trovano anche la manodopera artistica di Leonardo Bruno. Futuro e passato dialogano assieme senza calpestarsi a vicenda. È una frontiera quella che ci attende, è una nostalgia quella che ci conduce: la tecnologia del suono digitale si mescola con il modo pop e le liriche in cerca di verità, di sostanza, di valori. Oltre che di antichi mestieri. Un esperimento interessante che sempre più trova ragione in un tempo veloce e liquido come questo.

Mi è sempre piaciuto questo nome d’arte. Come si legge e cosa 
significa? Un vento nuovo all’orizzonte?
Il nome che abbiamo scelto per rappresentare il nostro progetto musicale è l’unione di due termini del nostro dialetto isnellese: Vòria e Nova. La vòria è quel vento fresco che arriva le sere d’estate, un vento calmo che ristora dall’arsura della giornata. Ci piace pensare che questo vento porti con sé tante storie, toccando tante anime e rigenerandosi ogni volta che passa da un luogo diverso; è un vento sempre nuovo, che si arricchisce ogni qualvolta entra nella vita di uomini e donne diversi. Le nostre canzoni raccontano storie di donne e uomini che hanno solcato terre, mari e cieli. Sono anche storie di quotidianità, dove chiunque si può riconoscere; leggendo i testi ed ascoltando le musiche puoi vivere tante vite, puoi distinguere la tua, puoi rigenerarti, così come succede con la lettura di un libro.

Un duo basta a codificare tutto quello che avete in mente? Oppure in 
produzione e dal vivo ricercate altro?
Beh, l’anima odierna del gruppo è di sicuro il duo Biagio e Alessandra, rispettivamente autore dei testi l’uno e della musica l’altra, ma da sempre ci piace collaborare ed arricchirci attraverso l’arte e la professionalità di tanti artisti che negli anni hanno dato un enorme contributo alla storia dei Vorianova. In produzione e dal vivo il duo Vorianova diventa sempre la band Vorianova, con basso, batteria, chitarre e anche un quartetto d’archi. In questo nuovo lavoro discografico “Tempi scueti” abbiamo lavorato in sinergia con il music producer Leonardo Bruno, l’autore di questa nostra nuova veste, estremamente moderna. Con Leonardo abbiamo intrapreso un percorso di studio e ricerca che ci ha portato a realizzare un album con sonorità elettroniche, mediterranee e contemporanee, dove la scrittura musicale crea connessioni tra la classica e il moderno, un connubio fatto di intrecci sonori che uniscono la sperimentazione e la sfrontatezza dell’elettronica con l’elegante dimensione del quartetto d’archi.

In produzione come avviene il lavoro? Da un’idea si parte con 
l’improvvisazione o esiste una scrittura solida alla base?
Partiamo sempre dalla stesura dei testi, dunque la prima cosa della quale parliamo è capire quali storie vogliamo raccontare, quale senso vogliamo dare ad un lavoro discografico. Man mano che i testi prendono forma cominciamo a capire, con un pianoforte o una chitarra, quali note, quale ritmo e quali melodie si appoggiano bene alle parole, esaltandone il senso. E comunque sin da subito cerchiamo di dare una forma al brano. Da lì comincia la parte più difficile, quella dell’arrangiamento: è quella fase che ci spinge a ricercare soluzioni forti, che ci mette a dura prova nel superare i tanti dubbi che possono scaturire da un arrangiamento magari errato, si passano molte ore e molti giorni a studiare finchè si riesce a trovare la chiave di volta per tutto.

L’elettronica è il punto chiave. Avete mai pensato di ottenere lo 
stesso risultato concettuale di futuro partendo e usando strumenti della 
tradizione?
Abbiamo da sempre voluto tenerci lontani da qualsiasi forma di tradizione, benchè è da lì che proveniamo, ma soltanto per cercare di trovare soluzioni il più possibile originali, che non rimandassero le nostre musiche a qualcosa di già sentito, di già sperimentato. Non per questo disdegniamo l’idea che in un futuro, anche prossimo, questa possa essere una sfida entusiasmante anche per noi. La sperimentazione è da sempre una nostra compagna di viaggio, quindi perché no.

Secondo voi il fututo quindi… che suono avrà?
Ci piace immaginare un futuro in cui uomini e macchine convivano sperimentando un dialogo creativo e sorprendente. I progressi nel campo della robotica ci affascinano, così come ci affascina il mondo dell’elettronica nella musica. Ma siamo contrari all’idea di affidare tutto alle macchine. La creatività deve essere la nostra unica forza espressiva, se si superasse questo limite finirebbe la ricchezza più grande che possediamo: la diversità. Ci auguriamo che il futuro abbia un suono intriso di umanità, dove le macchine siano soltanto un’appendice della nostra libertà.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.