Con “Anagogia Di Un Esteta”, lo scrittore esplora il bilancio finale della vita di un uomo tormentato. Tra eccessi, rimpianti e ultime verità, il romanzo si svolge sullo sfondo di San Scibile, città specchio di un’anima al limite, prigioniera delle sue scelte.

Bentrovato, Giuseppe. “Anagogia Di Un Esteta” è un romanzo forte ed evocativo; è stato frutto di un lungo lavoro o di un lampo di genio?
I tempi di un romanzo fisiologicamente non sono mai di breve durata. Tuttavia, se manca il lampo di genio, il romanzo non è un’opera. Ma mera operazione aritmetica e di fredda razionalità.
Se dovessi descrivere il personaggio di Ilario Gremas con tre parole, quali sarebbero? Perché?
Iracondo, spropositato, onesto. Nella mia visione, l’esagerazione dell’Io è sempre una forma esatta di vita.
Il tuo libro ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti: che emozioni hai provato in quei momenti?
Emozioni forti, le emozioni sono indice di tante cose: il ritorno alle origini della mia scrittura e un flash su tutto il percorso fatto per arrivare a certi livelli. Cosa non scontata specie quando si lotta senza il placet delle grandi case editrici.
Hai in mente qualche progetto per il futuro?
Sì, certo… A breve le novità ufficiali sui miei canali di comunicazione e sul web!


