Tre donne, un commissario tormentato e un serial killer inquietante. “La Vasca” incanta con il suo intreccio noir e psicologico. Con Beatrice Fiaschi esploriamo i segreti di un romanzo che scava nelle pieghe più buie della mente umana.

Ciao, Beatrice. Da dove nasce l’ispirazione per il nuovo romanzo La Vasca?

“La Vasca” nasce da un’immagine che avevo scelto per far esercitare i miei allievi a lezione e che, dopo averne selezionate varie, mi incollò allo schermo: una macchina coi fari accesi in un parcheggio tetro, in un rigido inverno innevato. Immaginai la New York di Paul Auster come sfondo di un racconto dove c’era un detective – il prototipo di quello che poi è stato Alessio Sala, il protagonista del mio romanzo – che aveva appena scoperto una donna morta in una vasca da bagno. Quell’immagine non mi abbandonò neanche dopo aver spento il computer, neanche dopo aver provato a dimenticarmene. Era il 30 settembre 2021 e per un anno non smisi di scrivere pensando a quella vasca e a quella donna livida al suo interno. L’ambientazione diventò Roma e il detective, un commissario.

C’è stato un personaggio particolarmente difficile da strutturare?

Fortunatamente creare personaggi è ciò che mi diverte di più tra tutte le varie componenti di una storia e quindi devo dire che ogni personaggio mi ha vissuto nel cuore, nella pancia e nella testa per molti mesi ma non mi ha mai dato problemi, solo eventualmente qualche sorpresa quando in certi momenti ha voluto prendere le redini della trama e cambiarla, perché alcuni snodi che io avevo immaginato non erano nelle sue corde. Lavorare al personaggio e col personaggio significa proprio aprirsi all’ascolto abbattendo anche le barriere delle parole ancora nascoste dentro di noi. Non è stata una difficoltà quindi, ma un’enorme possibilità.

Gli espedienti narrativi sono stati utili per far risaltare qualche aspetto particolare della storia? Se sì, quali?

Sopra a ogni cosa, l’espediente narrativo del “sogno dentro a un altro sogno” è stato per me quanto di più interessante da scoprire, esplorare e poi usare. Molte scene iniziano infatti come una scena possibile, credibile e realista ma poi, proseguendo nella lettura ci si rende conto di particolari incongruenti e regole quantistiche differenti da quelle reali che spingono il lettore nel perturbante, alla scoperta dell’inquietante mondo onirico di Alessio Sala. Questo espediente mi è stato utile per rendere possibili e funzionali almeno tre capisaldi della narratologia: l’empatia del lettore col protagonista, il disvelamento della sua ferita e la caratterizzazione della mia voce autoriale come giallista sì, ma con una vena onirica nelle proprie corde.

Cosa ti affascina della letteratura thriller? Credi che possa far emergere i lati controversi di ogni essere umano?

L’aspetto più affascinante della letteratura thriller è il rendere la morte centrale, come a realizzarne un elogio o una sua esorcizzazione. Per me scrivere noir significa proprio esplorare quelle anse più nascoste della nostra psiche dove regnano l’ombra e la morte perché questo mi permette al contempo di parlare di luce, di vita e di amore che sono i poli opposti sì, ma anche diverse facce della stessa medaglia, perché la scrittura sia sempre un luogo dove sentirsi Uniti.

Lascia un messaggio ai tuoi lettori!

Auguro ai miei lettori di poter godere della mia opera su più livelli, anche magari rileggendola in momenti diversi della propria vita, perché i libri non esauriscono mai i loro messaggi per noi e, anzi, ci svelano di volta in volta solo quelli che siamo pronti a ricevere. Spero che “La Vasca” possa intrattenerli a un primo livello, perché questo è anche un genere di largo consumo in questo senso, che a un secondo livello possa spingerli a una riflessione più profonda sulle cause spesso nascoste dietro ai comportamenti ingiustificabili e inspiegabili che a vote le persone tengono nei nostri confronti o che noi stessi agiamo; e, infine, perché no, che a un terzo livello vengano spinti a realizzare nuove azioni consapevoli attraverso le quali, affinando l’ascolto e abbattendo la solitudine imperante dei nostri tempi, come auspicato dall’opera stessa, possano riuscire a diventare conforto e sostegno a chi è in difficoltà o a chiedere loro stessi aiuto se ne dovessero aver bisogno. Grazie.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.