Yaya pubblica “Immagini Rubate“, un singolo intimo e personale, in grado di far avvicinare il pubblico tematiche attuali.

Yaya, bentrovata! Il tuo nuovo singolo “Immagini rubate” è frutto di un’esperienza personale, vissuta sulla tua pelle?

Ciao, grazie per le tue parole!
Sì, “Immagini rubate” è senza dubbio frutto di un’esperienza personale. È una canzone che nasce da una fase di transizione nella mia vita, una relazione che si è chiusa ma che ha lasciato una traccia profonda. Mettere in musica questa situazione è stato quasi inevitabile: sentivo la necessità di dare una forma a quelle emozioni, di cristallizzarle in una canzone. A volte le parole non bastano a esprimere la complessità del dolore e della nostalgia, ma la musica ha questo potere di dare voce anche a ciò che resta sottopelle.

Da dove nasce la necessità di mettere in musica questa situazione? Credi che molti possano immedesimarsi nelle tue parole? 

Credo che molti possano immedesimarsi in ciò che racconto. Alla fine, l’esperienza della fine di una relazione è universale, anche se ognuno la vive a modo proprio. Quella sensazione di guardare indietro e vedere solo frammenti, immagini sfocate di ciò che è stato e che ora sembra così lontano, è qualcosa che tanti hanno provato. La canzone parla di quel misto di malinconia e liberazione che si prova quando capisci che, per quanto ti manchi qualcosa, è tempo di andare avanti.

Dal punto di vista musicale, a quali sonorità ti sei ispirata?

Dal punto di vista musicale, mi sono lasciata ispirare da sonorità intime e malinconiche, quasi eteree. Artisti come Jeff Buckley mi hanno sempre colpita per la loro capacità di unire fragilità e potenza, e questo è un approccio che cerco di portare anche nei miei brani. C’è un desiderio di creare un’atmosfera sospesa, in cui la musica e le parole si fondano in un abbraccio emotivo.

Le sfumature emotive dei tuoi brani sono variegate ed estremamente piacevoli. Cosa ti ha resa così sensibile e capace di empatizzare? 

Per quanto riguarda la mia sensibilità, penso che sia il frutto delle esperienze vissute, delle persone che ho incontrato e delle emozioni che ho assorbito nel tempo. Ho sempre avuto una forte empatia, il che può essere una benedizione e una maledizione. Ascoltare gli altri, cercare di capire il loro mondo interiore, è qualcosa che mi arricchisce e mi ispira continuamente. Scrivere canzoni mi permette di canalizzare tutto questo, di dare voce non solo ai miei sentimenti, ma anche a quelli che ho visto negli occhi delle persone che ho incontrato.

In fondo, credo che la musica sia uno strumento potentissimo per connetterci, per farci sentire compresi e meno soli. Spero che chi ascolta le mie canzoni possa sentirsi toccato in qualche modo, come se quelle emozioni fossero anche le loro.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.