Decisamente in bilico tra passato e futuro e con questo incipit mi accodo alla tanta parte della critica che non sa bene come collocare il progetto di Walter Perri. Tutto richiama quel pop d’autore anni ’80 o ’90, la batteria che penso proprio sia digitale con questo rullante fermo, scuro, mai ricco di sfumature. Il suono si rende sottile e manca alle mie orecchie (e non solo alle mie a quanto pare) un suono di sax vero e urlante di romantica dannazione.

Si intitola “Dottor Perri & Mister Singer”, connubio ma anche guerra interiore tra la vita normale e quella d’artista. Si può stare nella terra di mezzo? Si può fare una cosa ma anche l’altra? E gli anni di ricerca che tanto hanno determinato questo risultato? La ricerca ha portato al classicismo come fosse un ritorno alle origini? Sono 4 brani che scivolano e che forse solo dentro nella penultima “Lascia che il vento” il nostro si avventura verso scritture appena meno quadrate e risolte con la semplificazione del pop. Battisti è dietro le spalle che controlla le dinamiche di voce e la scelta delle vocali con cui chiudere i periodi. Venditti o Zarrillo sembrano forze armate a convogliare il suono e i sentimenti. Infine intravedo in un angolo Ivan Graziani che pone un vessillo sulla voce quando va in cerca di tonalità alte e squillanti… quando la voce sguscia via e di poco sembra anche vibrare.
Un breve ascolto che però, per il troppo ancorarsi al passato di cose sconosciute, manca il centro della proprio individualità. O forse tutto questo è l’antipasto di una ricerca ancora da sviluppare.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.