Parliamo di “Sarissa – Vaso di pandora” uscito per la casa editrice abruzzese LUPI Editore fondata nel 2015 da Jacopo Lupi. Un esordio letterario per il siciliano Luigi Mirabella.
Nel cuore dell’Afghanistan dilaniato dalla guerra, le Forze Speciali Italiane stanno cercando di stabilizzare una nazione sull’orlo del caos. Una scoperta inaspettata: antiche munizioni della Seconda Guerra Mondiale, ricolme di agenti chimici, gettano una nuova e tenebrosa luce sul conflitto. Da un tranquillo villaggio di pescatori italiano, all’inquietante mercato nero della ex Jugoslavia, fino alle profondità delle montagne afghane, una caccia mozzafiato contro il tempo è iniziata. Mentre i pericoli si avvicinano e gli alleati si sfidano, una rete di intrighi, tradimenti e segreti sconvolgenti viene svelata. Saranno le Forze Speciali Italiane a fermare l’impensabile? Oppure l’apertura del Vaso di Pandora segnerà l’inizio di un terrore ancora più grande? Un thriller avvincente che ti terrà col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Un romanzo che alla guerra chiede molto. Quanto tutto questo prende ispirazione dalla tremenda attualità che viviamo?
Molto. Ma non è semplicemente una questione relativa all’attualità che viviamo. Per il semplice fatto che la guerra non è un fenomeno del momento dettato, allo stato attuale, dalle nostre paure per i conflitti in Ucraina e nella Striscia di Gaza. Quando iniziai a scrivere “Sarissa – Vaso di Pandora” non erano ancora in corso queste guerre. Spesso interpretiamo male il significato del termine attualità e questo è dovuto alla nostra percezione dei conflitti, basata sulla loro distanza da noi o dall’importanza che possono avere sulla nostra economia e sui nostri stili di vita. Ma la verità è che la guerra è sempre attuale. Gli ultimi decenni, giusto per fare un esempio temporale recente, sono stati funestati da conflitti, più o meno gravi: Afghanistan, Iraq, Primavere arabe con le guerre in Libia, Siria, Yemen; il conflitto nel Donbass e poi l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Le guerre nel Caucaso e la guerra all’ISIS. Le guerre di Israele…devo continuare? La guerra non è semplicemente attualità ma è una costante all’interno della società umana. Un pensiero davvero sconfortante.
Quanto trova nella fantasia lo spunto per riflettere sulla condizione reale della politica internazionale?
Diciamo che la fantasia viene applicata nel creare una storia che possa coinvolgere il lettore, discostandosi leggermente da ciò che è reale ma tenendo bene a mente che quella storia potrebbe anche essere reale; un qualcosa che potrebbe essere avvenuto, magari, e del quale non si conosce nulla per ovvi motivi di segretezza. Mettiamola così.
Questo ci può portare a riflettere sulla situazione internazionale attuale ed è una riflessione di una semplicità disarmante: l’umanità, pur con tutta la sua plurimillenaria storia alle spalle, pur con tutto il suo sviluppo tecnologico e intellettuale, pur con i fiumi di belle parole spese per la pace e trattati internazionali firmati, non è ancora capace di risolvere i suoi problemi senza ricorrere alla guerra. Abbiamo un’istituzione internazionale come l’Organizzazione delle Nazioni Unite che è un guscio vuoto e una gigantesca macchina burocratica mangiasoldi. Come si può parlare di Nazioni Unite se poi le decisioni più importanti vengono prese solamente dalle cinque considerate più importanti e che non sono nemmeno capaci di andare d’accordo tra loro?
Siamo ancora attaccati a concetti come “filo-qualcosa”, “linguo-fono” e “anti-qualcuno” (perdonate la generalizzazione dei termini ma ho voluto evitare di puntare direttamente il dito) per giustificare azioni e nefandezze che scaturiscono dalle guerre che vengono scatenate in nome di tali concetti. C’è una palese volontà di adottare due pesi e due misure in ogni situazione, a seconda della convenienza politica del momento. Diciamo le cose come stanno. Sganciare una bomba è più facile che trattare; bombardare con l’artiglieria è più semplice che sedersi attorno a un tavolo e cercare dei punti di incontro. Tutto molto più costoso, vero, ma ciò nonostante più semplice. Gli Stati Uniti non hanno voluto trattare con i Talebani per quasi tutto il periodo della guerra in Afghanistan, salvo farlo alla fine, lasciando il paese nelle loro mani, fuggendo letteralmente con la coda tra le gambe e dopo una montagna di morti e un fantastiliardo di dollari spesi per…NULLA!!!
Come si dice: la chiameranno pace, alla fine, ma sarà costruita su un cumulo di macerie e su montagne di cadaveri.
Guardate il conflitto in Ucraina? Va avanti da oltre due anni…anche dii più se consideriamo la sua origine a partire dall’annessione della Crimea del 2014.
La guerra di Israele nella Striscia? Saranno otto mesi il 7 giugno e non hanno concluso nulla se non distruggere l’intera infrastruttura della Striscia, causare montagne di cadaveri e alienarsi il mondo arabo ancora una volta.
Desolante.
E quanto poi si torna alle origini dell’uomo?
La guerra nasce con l’uomo. Se tornassimo indietro di migliaia di anni, decine di migliaia di anni e forse anche centinaia di migliaia di anni, scopriremmo che “tale” ha rotto la testa a “qualcuno” perché magari ha sbirciato nella sua caverna. Un esempio banale per dire che la guerra è insita nel nostro DNA. Siamo dei meravigliosi costruttori ma, allo stesso tempo, ci piace distruggere.
Da Siracusa alla Lupi Editore in Abruzzo. Che viaggio è stato?
Bello, difficile, ricco di difficoltà e anche qualche delusione. Ho finito di scrivere definitivamente “Sarissa – Vaso di Pandora” il 31 dicembre del 2022, di concerto con altre due opere. In realtà mento a me stesso con questa affermazione; ogni scrittore sa bene che non smette mai di mettere mano alle sue opere e continuerebbe a lavorarci all’infinito. Solo che a un certo punto deve pur fermarsi e dire basta e passare ad altro; magari provare anche a far pubblicare la propria opera.
Ed è quello che ho fatto.
Quel 31 dicembre del 2022 dissi basta. Va bene così. Venivo da sei mesi intensi, con la media di 4 ore di sonno a notte per cercare di finire le mie tre opere, “Sarissa” compresa. Ho preso le prime settimane del 2023 per riposarmi. Poi ho iniziato a inviare mail alle case editrici…grosse, medie, piccole, conosciute e sconosciute…insomma, di tutto e di più. Mi ero ripromesso che se non avessi trovato una casa editrice entro l’anno e non avessi pubblicato almeno una delle opere avrei abbandonato i miei progetti di scrittura. Ho ricevuto qualche risposta alle mie mail ma si trattava di case editrici a pagamento.
Grazie ma no, grazie. Fu mia moglie a farmi conosce la Lupi Editore. Mandai la mail con le tre opere e ricevetti la risposta qualche settimana dopo: erano piaciute tutte e non vedevano l’ora di iniziare la collaborazione. “Sarissa – Vaso di Pandora” ha visto la luce il 1° settembre del 2023…il coronamento di un sogno ma anche l’inizio del vero lavoro. Quello più duro. Far conoscere l’opera al pubblico e aiutarla ad andare avanti verso nuovi e più brillanti risultati.
È una maratona, non uno sprint. Tireremo le somme a tempo debito.
Intanto, godiamo di questi momenti, giorno dopo giorno, togliendoci parecchie soddisfazioni ma continuando a lavorare per migliorarci.


