Centotrentotto anni fa negli Stati Uniti moriva la scrittrice Emily Dickinson, nella cui camera sono state ritrovate più di mille poesie raccolte in dei fogli sigillati con ago e filo.
Le sue opere, caratterizzate da uno stile poetico libero e anti- convenzionale, gremite di rime asimmetriche, sono basate su un flusso emotivo e metaforico che conferisce ampio spazio alle riflessioni sui temi più disparati, tra cui la natura, la morte, la vita, i dubbi esistenziali, le difficoltà e le gioie del cammino umano.
Le sue poesie, infatti, si configurano come un viaggio introspettivo, alla ricerca del senso dell’esistenza attraverso la rappresentazione di spaccati di vita quotidiana con riferimenti alla guerra di secessione americana, in un’ottica sociale e storica.
Emblematico il suo amore per la natura, sua musa ispiratrice, che è la protagonista di un filone poetico ravvisabile anche nella scrittura leopardiana (gli alberi, l’acqua, gli uccelli). Tra le sue opere più rappresentative, La Tempesta incarna una certa visione di mondo, incarnato da un suggestivo paesaggio estivo, che riecheggia gli stati d’animo dell’uomo, a partire dall’evento naturalistico della tempesta che incarna la violenza e la fugacità della vita umana.
Dalla vita della poetessa sono state realizzate tante produzioni cinematografiche come A Quiet Passion, nel 2016, Wild Nights with Emily nel 2018 e Dickinson nel 2020.

“I died for beauty, but was scarce
Adjusted in the tomb,
When one who died for truth was lain
In an adjoining room.” (-E. Dickinson)