Il brano è l’immagine del rapporto conflittuale sia con la propria personalità che con l’altro da sé

Radiohead” è il nuovo singolo del cantante e compositore Danilo Di Florio, sui principali stores digitali e dal 20 marzo nelle radio in promozione nazionale.

Potrebbe sembrare una domanda banale e magari lo è: “Dove sta andando la musica? E dove
sta andando la tua di musica?
La musica oggi… in parte però…. sta andando dove il mercato è più facile con meno
costi soprattutto e meno responsabilità…ma è una dinamica venuta fuori sia dai
talents che dall’avvento e dall’uso esasperato degli smart…contano le
visualizzazioni, i like, i play ecc….c’è un’altra parte della musica però che
resiste e che vuole ancora esistere con canzoni “pensate”, “sudate” scritte a
penna o con uno strumento davanti

La mia di musica, diciamo, è più amica del secondo filone 

Ad avere la possibilità di aprire un concerto in uno stadio di un big della
ùmusica, affrontandone il pubblico con la tua musica, chi sceglieresti? E
perché?
Forse sceglierei Luca Carboni, perché l’ho sempre ammirato come artista. O magari
oggi Tommaso Paradiso…
Quali sono i tuoi piani più immediati?I più immediati sono quelli riguardanti la promozione dei singoli che ho ultimato di
comporre…
Come nasce un tuo brano di solito? Raccontaci qualche aneddoto!Non nasce mai allo stesso modo, questo è chiaro, cambia il luogo, l’intenzione,
talvolta avverto suoni, o spesso avverto immagini o metafore date dal mondo
reale, o spesso mi capita di scrivere mentre sto suonando sul piano o sulla
chitarra…sono sensazioni che a distanza di tempo non mi so spiegare (e
sinceramente non ho neppure queta curiosità nel capire come avvenga),
d’altronde io non sono né un virtuoso del pianoforte, tantomeno della
chitarra…suono un po’ tutto…l’elettrica, l’acustica, la classica, le tastiere,
il pianoforte, ma pur avendo letto lo spartito in passato per darmi un po’ di
rudimenti, non mi sono mai accostato  da
virtuosista…eppure appena ho questi strumenti in mano nascono i pezzi, i giri
di accordi, il mood, il testo soprattutto e il brano infine
Quanto è importante per te internet nell’ambito musicale? Si rimpiange il passato in
cui i social e selfie erano solo utopia o, meglio, proiettarsi verso il futuro
abbracciando le nuove, seppur fredde, forme di comunicazione?
Io provo a dire la mia…internet come tutto ciò che nella vita accade, dovrebbe
essere sfruttato come mezzo, ad eccezione delle persone, dell’umanità (un po’
come insegna la filosofia Kantiana) invece è diventato in brevissimo tempo la
meta di tanta gente sola, frustrata…di tanti bambini soprattutto…le dinamiche
sono appunto queste…clic e like sono in altissimo numero dei bambini (basta
vedere quanti canali che nascono come funghi quotidianamente gli stanno
dietro)..io ricordo che a 8 anni, 10…12 al massimo, non ascoltavo
quotidianamente la musica, perché quella vera ( di un tempo) non era
percepibile ai miei sensi, alle mie emozioni…non avevo una coscienza di me  così alta da potermi relazionare con Lucio
Dalla, De Gregori, Battisti, o tanti altri….oggi invece il pubblico dei bimbi
rappresenta una grandissima fetta di mercato…allora si fa in modo che molti dei
nuovi artisti…se così vogliamo chiamarli…penetrino prima di tutto questo
target…poi il resto , cosicché si crei una fan-base solida e la stessa, crescendo
continui poi a seguirli…peccato che già dopo i 16/18 anni molti aprano gli
occhi….
Sempre convinti che ogni forma d’arte sia la massima espressione della bellezza. Tu da
artista che rapporto hai con la bellezza? Quale il tuo pensiero in merito, in
una società ormai distrutta dall’agognata apparenza, in cui l’arte sembra
passare in secondo piano?
Ho un rapporto con la bellezza molto introverso, io concepisco la bellezza unicamente
come momento catartico, come l’aver portato a compimento il mio ennesimo pezzo,
di cui possa andare fiero, come creatura nata dall’incontro tra la mia penna e
la mia creatività da una parte e dalla sostanza soprannaturale dall’altra,
quella visione che magari fino a un attimo prima non c’era…


Radiohead… già il titolo emana curiosità e all’ascolto ne siamo rimasti affascinati. Cosa
si cela dietro questo titolo?
Semplicemente rappresenta il punto di rottura tra ciò che è stata la musica (ma che dal mio
canto spero possa continuare ad essere) e ciò che in larga scala è oggi…ma i
cambi generazionali ci sono sempre stati…pensiamo a quando Claudio Villa, Nilla
Pizzi, Giorgio Consolini si son visti arrivare sul palco Bill Haley, Chuck Berry, Little Richard, Jerry Lee Lewis…ecco
la differenza forte c’era ..ma alla base c’era un senso, un pensiero…
C’è differenza tra ciò che ascolti e ciò che in realtà componi e canti?Una differenza abissale, agli antipodi direi, diciamo che non mi ritrovo quasi per
niente con i grandi maestri, ma questo è sempre stato per me un punto fermo,
non volevo e non voglio correre il rischio di assomigliare a … o essere
come…ecco diciamo che ci tengo particolarmente alla mia originalità, pagandone
il caro prezzo.
Tanta musica sulle spalle, palchi e sudore in onore alla dea musica. Con l’esperienza e la concezione raggiunta
della musica, cosa consiglieresti a dei giovanissimi per intraprendere un percorso artistico e discografico?
Di non omologarsi né all’esempio offerto in larga scala dai talents tantomeno al mondo
della trap , entrambi fatti in serie senza alcuna differenza tra gli
artisti…figuriamoci se De Gregori fosse stato identico a Dalla o Battisti a Guccini o altro ancora….
Chi vorresti ringraziare per chiudere questa intervista?In primo luogo, il mio produttore discografico, per il quale nutro tanta stima,
David Marchetti e forse le persone a me più vicine, come la mia famiglia che
vive insieme a me ogni passo di questo percorso.



Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.