L’ invidia sociale esiste, ma in questo caso credo c’entri poco. La gente non è invidiosa di Chiara Ferragni, bensì satura. Satura di un sistema – quello degli influencer – che è mal regolamentato e non sempre onesto. Il pubblico inerte non è altro che il prodotto venduto ad aziende milionarie e subisce passivamente le regole imposte dai “dittatori della comunicazione”. Un sistema che ci bombarda psicologicamente, che ci offre rappresentazioni di vita non autentiche, che ci propone di continuo adv poco credibili.
Un gioco all’inganno in cui tutti partecipano pur conoscendo il trucco.
Se ci pensate, gran parte dell’accanimento spietato che si è ribaltato in questi giorni contro la “regina degli influencer” non è così legato (o comunque, non solo) al tema della presunta truffa che la Ferragni avrebbe commesso a danni dei bambini malati, quanto a tutto ciò che Chiara rappresenta.
È come se il Caso Balocco avesse scoperchiato un vaso già colmo di malcontento. Le persone sono talmente stanche che hanno quasi sperato in un “atto sovversivo”. Nessuno è davvero felice negli anni di rame: questo è l’inevitabile destino di chi ha cantato vittoria prima del tempo.
Ma andiamo al tema della beneficenza.
Non c’è stata alcuna donazione da parte di Ferragni, inizialmente. Balocco ha donato 50 mila euro all’Ospedale Regina Margherita ben prima del lancio del Pink Christmas: per Chiara era solo una “clausola a favore di immagine”. A lei – di questo – non va alcun merito. Anzi, ha ingannevolmente associato i ricavi diretti della vendita dei pandori alla beneficenza (tradotto: l’acquisto del pandoro griffato Ferragni è una buona azione, più ne compri e più soldi verrano devoluti ai bambini malati). Ed è un fatto molto grave, da tutti i punti di vista.
“Chiedere scusa e dare concretezza a questo mio gesto: devolverò 1 milione di euro al Regina Margherita per sostenere le cure dei bambini”. Queste le parole utilizzate da Chiara Ferragni nel celebre video di scuse pubblicato lo scorso 18 dicembre, appellandosi ad un “errore di comuniczione”.
Ebbene, detto fatto. Il giorno successivo alla sue dichiarazioni pubbliche, 1 milione di euro è uscito dal conto della fortunata azienda per finire nelle tasche dell’ospedale torinese.
Ben venga però…c’è un però. Coi soldi si può comprare quasi tutto, ma non l’onestà. Dal punto di vista etico questa mossa è peggiorativa, perché ancora una volta si utilizza la beneficenza (e il denaro, molto denaro) per ottenere il perdono e acquisire consensi. E’ un meccanismo mediatico assai pericoloso.
Se la beneficenza diventa il metro di misura sociale per valutare la bontà di un personaggio, allora vivremo in un mondo in cui i miliardari saranno sicuramente più buoni e meritevoli di chi non riesce ad arrivare a fine mese.
Se Caso Ferragni potrebbe divenire un’interessante Case Study per qualche dipartimento universitario di sociologia ed economia, umanamente ci auguriamo – naturalmente – che alla moglie di Fedez vada tutto per il meglio.