Samira era una bambina iraniana, vittima di genere, già prima di essere stata impiccata, dopo 10 anni di carcere.
La storia di Samira è quella che migliaia di bambine si trovano a vivere a distanza di anni, in uno scempio senza fine. Sposa bambina, vittima di abusi e di un sistema che non vuole essere cambiato. E’ stata impiccata all’alba di ieri, dopo 10 anni passati in carcere, in Iran, per aver ucciso suo marito. Una pena “esemplare”, quella assegnata a Samira: pena capitale, senza alcuna possibilità di scampo, di sopravvivenza ad una vita, già decisa dalla nascita. La giovane, già sposata all’età di 15 anni, nel 2013, uccise il marito violento, dal quale sono nati due bambini -che oggi hanno 10 e 17 anni-. A nulla sono servite le richieste alla Repubblica islamica, da parte della Ong Human Rights e di Amnesty International. Samira è stata giustiziata nel carcere di Qarchak, in provincia di Teheran. Samira, in questa triste vicenda, non ha ottenuto il perdono da parte della famiglia del marito, che aveva richiesto di eseguire la pena di morte- l’altra possibilità sarebbe stata quella della richiesta di un compenso finanziario-; infatti, per il codice penale della Repubblica islamica, chiunque commetta un omicidio, deve essere giustiziato, senza considerare le possibili attenuanti, che avrebbero portato, come in questo caso, una sposa bambina, ad uccidere il proprio marito. Samira, si aggiunge, nel silenzio complice del mondo, ad essere la diciassettesima vittima donna, per questo 2023.