di Luca Marrone
Dopo Roald Dahl, anche Ian Fleming e Agatha Christie nel mirino della censura politicamente corretta.
A quanto pare, negli ultimi tempi, si sta sempre più affermando la professione del sensitivity reader, di colui che, in ambito editoriale, si arroga il diritto di riscrivere opere – anche di grande statura letteraria e che, per questo, si potevano supporre intangibili – in modo che risultino più inclusive, accessibili e non offensive per la delicata sensibilità dei lettori di oggi.
Poco tempo fa, ha comprensibilmente suscitato più di una polemica la notizia della rielaborazione dei testi di Roald Dahl, celebre autore (anche) di libri per bambini. Secondo quanto riportato dal Telegraph, le edizioni più recenti del suo notissimo La fabbrica di cioccolato sarebbero uscite mondate dei termini ritenuti più offensivi, come quelli riferiti al genere, all’etnia o al peso (“grasso”, “nano”, “brutto” et similia), sostituiti con espressioni più neutre e meno traumatiche. Tra i primi a schierarsi contro tale scelta, lo scrittore indiano naturalizzato britannico Salman Rushdie, in fase di recupero dopo l’agguato di matrice islamico-radicale di cui è stato vittima a New York e che gli è costato un occhio e l’uso della mano sinistra. “Dahl non era un angelo”, ha dichiarato, “ma questa è un’assurda censura. Puffin Books e gli eredi di Dahl dovrebbero vergognarsene.”
La stessa sorte toccherà a Ian Fleming, il creatore di James Bond. Riferendosi alla ristampa dei romanzi dell’agente 007 prevista per aprile, in coincidenza con il settantesimo anniversario della pubblicazione dell’opera d’esordio, Casino Royale (1953), il Telegraph ha rivelato che i detentori dei diritti dell’autore avrebbero concordato un’edizione revisionata, cioè appunto bonificata da termini ritenuti offensivi. Secondo il quotidiano britannico, all’inizio di ogni volume della saga della celebre spia, sarà inclusa una dichiarazione del genere: “Questo libro è stato scritto in un’epoca in cui termini e atteggiamenti che possono essere considerati offensivi dai lettori moderni erano all’ordine del giorno. A questa edizione sono stati apportate numerose modifiche, pur mantenendo il testo più vicino all’originale e al periodo in cui è ambientato.”
Il quotidiano on line Tag24 riporta che, a quanto pare, saranno rimossi soprattutto termini ritenuti razzisti. Tra gli altri, quelli contenuti nel romanzo Vivi e lascia morire (1954) in cui, da oggi in poi, James Bond si asterrà dal riferirsi a personaggi d’origine africana coinvolti nel commercio di oro e diamanti definendoli “persone piuttosto rispettose della legge, tranne quando hanno bevuto troppo”, e si limiterà a parlare di “tipi piuttosto rispettosi della legge.” In un altro passo del romanzo, che descrive lo spogliarello in un night-club di Harlem, prima dell’intervento purificatore del sensitivity reader si leggeva: “Bond poteva sentire il pubblico ansimare e grugnire come maiali. Sentì le proprie mani stringere la tovaglia. Aveva la bocca secca.” La riformulazione ritenuta accettabile per il lettore di oggi suonerà invece: “Bond poteva percepire la tensione elettrica nella stanza.” Cassati, poi, da molti libri dell’Autore, i riferimenti alle etnie, il che potrebbe persino rendere poco comprensibili e sfuggenti trame ambientate ai quattro angoli del mondo, delineate sullo sfondo di conflittuali interazioni politiche, culturali e, in molti casi, proprio razziali. Forse ci si dimentica che, come altri autori di spy-stories, Fleming (giornalista ed ex agente segreto) è stato un efficace testimone del suo tempo, di cui ha colto e immortalato anche le contraddizioni e le brutture e censuralo significa annullarne il peculiare valore letterario. Si può amare o meno, ma riscriverlo, rimuovendo quel tanto di “datato” che pervade la sua pagina per adattarlo alle “sensibilità contemporanea” rende inutile leggerlo. Secondo gli artefici di questa operazione censoria, alcune delle modifiche introdotte nei suoi romanzi sarebbero state approvate dallo stesso scrittore, prima della morte, avvenuta nel 1964. Difficile verificarlo e riteniamo legittimo nutrire qualche sommesso dubbio in proposito, anche attesa la sua documentata indifferenza nei confronti di quella che oggi siamo soliti definire appunto correttezza politica.
L’indefesso lavoro del sensitivity reader non risparmia nemmeno Agatha Christie: alcune delle sue celebri opere sono state infatti corrette dall’editore HarperCollins, sempre al fine di tener conto delle sensibilità contemporanee, mediante l’eliminazione di termini oggi ritenuti offensivi e razzisti. Un lavoro di revisione iniziato nel 2020, culminato con la ripubblicazione di versioni “accettabili” dei romanzi di Hercule Poirot e Miss Marple. Via, quindi, termini normalmente impiegati all’epoca della scrittrice per classificare persone di etnia diversa da quella bianca britannica e che risentivano in certi casi di una mentalità colonialista e di pregiudizi razzisti (valga quanto detto per Fleming: così si “appiattisce” la percezione della storia e dell’evolversi della sensibilità e della cultura). Scompaiono parole come “negro”, “ebreo”, “zingaro”, ma anche “orientale” e “dal temperamento indiano”, i “nativi” diventano i “locali”. A quanto pare, non ci si è limitati alla sostituzione di specifici termini ma, riporta l’Ansa, si è proceduto alla riscrittura o alla rimozione di interi passi. Sui social network non sono mancate le reazioni indignate e polemiche. Su Twitter alcuni appassionati lettori della Christie parlano di “omicidio” perpetrato ai danni le sue opere e altri si divertono sarcasticamente a riscrivere i titoli dell’Autrice alla luce delle nuove sensibilità: nell’epoca del politicamente corretto, Assassinio sull’Orient Express diviene quindi Assassinio sull’espresso dell’est.