di Luca Marrone
Modena. “Nessun elemento probatorio è stato acquisito circa l’eventuale programmazione per quella nottata, di altri appuntamenti con terze persone; e del resto va ricordato che Alice Neri aveva già trascorso oltre sette ore in quel locale assieme al collega Cuccui fino alle 3,30. Per cui risulta ben difficile credere che potesse avere già organizzato un ulteriore e successivo incontro con un’altra persona.”
È uno dei passaggi salienti delle motivazioni con cui il tribunale del Riesame di Bologna ha rigettato la richiesta di scarcerazione di Mohamed Gaaloul, il 29enne tunisino principale sospettato per l’omicidio di Alice Neri, trovata carbonizzata nella propria auto a Fossa di Concordia il 18 novembre scorso. A quanto riportato dal Resto del Carlino, i giudici avrebbero dunque confermato per intero l’ordinanza cautelare, sottolineando come l’indagato sia stato l’ultimo ad aver visto viva Alice Neri e che sussista il concreto rischio che possa tentare di fuggire.
Il tribunale si è focalizzato sulle testimonianze che attesterebbero l’incontro tra Alice e Gaaloul prima di allontanarsi in auto dallo Smart Cafè di Concordia, dove la giovane aveva trascorso la serata con il collega Marco Cuccui. E considera che, nonostante le condizioni dell’automobile della vittima – con ogni probabilità data alle fiamme subito dopo il delitto – e l’impossibilità di ricostruire la dinamica dei fatti nonché di individuare un movente, l’ipotesi più credibile resterebbe quella dell’omicidio volontario.
“Ho letto la motivazione e non mi convince, è infarcita di errori”, commenta l’avvocato Roberto Ghini, difensore del 29enne, “credo sia frutto di una lettura non particolarmente attenta da parte del Riesame. Ad esempio i giudici si ‘stupiscono’ che si possa immaginare che la vittima avesse un appuntamento alle 5,30 del mattino con qualcuno quando, dagli stessi atti in possesso del tribunale del Riesame, emerge che il giorno prima la vittima aveva avuto un appuntamento con qualcuno alle 5,40. Faremo chiaramente ricorso per Cassazione per evidenziare tutta una serie di incongruenze e a nostro avviso oggettivi errori da parte del tribunale del Riesame.”
La difesa di Gaaloul ha, nel frattempo, depositato anche richiesta per un ulteriore incidente probatorio, relativo all’analisi dei pantaloni rinvenuti a casa dell’indagato, gli stessi – secondo l’avvocato Ghini – indossati dal tunisino la sera del 17 novembre, in cui è stato ripreso dalle telecamere nei pressi dello Smart Cafè, e la mattina del 18, presso il centro di Concordia.
Si attende poi il deposito della relazione dell’esame medicolegale sui resti della vittima. Dalle prime indiscrezioni sembrerebbe emergere che, prima che il suo corpo venisse dato alle fiamme, la donna fosse già priva di vita.
Il mistero, comunque, rimane fitto. Come sembrano convenire gli stessi giudici, risulta difficile, se non impossibile, ricostruire la dinamica degli eventi che hanno preceduto l’omicidio. Difficile stabilire quali fatti e circostanze abbiano o meno a che fare con la morte della giovane donna. In questi giorni, ad esempio, i giornali non hanno mancato di riservare particolare risalto a un soggetto, un altro collega di lavoro della giovane donna, convenzionalmente definito il “terzo uomo”. E ciò, pur ribadendo che lo stesso non sarebbe attualmente iscritto nel registro degli indagati. Si tratterebbe, a quanto si legge, dello stesso soggetto a cui, secondo una fonte che chiede di rimanere anonima, proprio il pomeriggio del 17 novembre Alice avrebbe inviato diversi messaggi, contenenti anche alcune foto che la fonte definisce intime, provocatorie.
Riferendosi al collega di Alice, destinatario delle foto, la fonte ha dichiarato: “Non lo ha detto ai carabinieri, le ha cancellate forse perché voleva salvaguardare l’immagine di Alice.” Secondo il testimone anonimo, Alice provava un profondo sentimento nei confronti del “terzo uomo”. Il Giornale riporta le seguenti dichiarazioni, rilasciate al giornalista Antonio Politi e riferite al rapporto tra la giovane e il soggetto in questione: “A *** non ha mai detto degli altri tradimenti. A *** ha detto: ‘Guarda, quello che è successo tra di noi non mi era mai successo prima in tanti anni di matrimonio, è la prima volta’.”
Le dichiarazioni del testimone anonimo devono ovviamente essere considerate con ogni cautela. Secondo lui, il terzo uomo e Alice si sarebbero visti “il giorno prima, il 16, e lui le ha detto che, comunque, tra loro non poteva esserci altro che un’amicizia, che se lei voleva poteva contare su di lui come amico per parlare, per darle una mano. Ma che non ci poteva essere altro.” Ancora: “Quando lei firmò il contratto, la proroga di lavoro, e si incontrano anche con altri colleghi […] anche lì gli altri hanno visto che lei era molto su di giri. Praticamente lei scappò piangendo e *** la rincorse per capire cos’era successo. E Alice gli disse: ‘Allora non hai capito che io sono innamorata di te?’.”
Il terzo uomo, dunque. A cui sembra che Alice abbia indirizzato una lettera contenente una citazione da Romeo e Giulietta di Shakespeare: “Ma tu chi sei, che avanzando nel buio della notte, inciampi nei miei più segreti pensieri?” Il terzo uomo che, secondo quanto riferito dal Resto del Carlino, la mattina del 17 novembre, sarebbe uscito di casa prestissimo, come la vittima, con la quale si congettura che potrebbe essersi incontrato. Il terzo uomo che, sempre quel 17 novembre che ha preceduto il delitto, di pomeriggio, sarebbe passato davanti a un bar di San Prospero dove sembra che la vittima si fosse incontrata con un altro amico, prima di raggiungere presso lo Smart Cafè di Concordia il collega Cuccui, con cui avrebbe trascorso il resto della serata. Il terzo uomo, infine, che, a ridosso del ritrovamento del corpo senza vita di Alice, avrebbe pubblicato e poco dopo rimosso da un suo profilo social, una citazione del Cantico dei Cantici (8:6-7): “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!”
Al di là dei suoi sviluppi processuali, la vicenda sembrerebbe quindi presentare aspetti ancora avvolti nel mistero, non sappiamo se correlati o meno al destino di Alice Neri. È, del resto, una delle maggiori difficoltà del lavoro di indagine: non lasciarsi fuorviare dalle suggestioni che, inevitabilmente, si presentano sul cammino dell’investigatore (e, diremmo, su quello del giornalista). In queste circostanze, torna alla mente una considerazione di Sherlock Holmes: “Nell’arte della deduzione, la cosa più importante è il saper vagliare, da un cumulo di fatti, quelli che sono accidentali e quelli che invece sono essenziali. Altrimenti, energia e attenzione vanno sprecate, anziché concentrarsi.”