di Luca Marrone
Modena. Il 6 marzo scorso, presso il Tribunale di Modena, si è proceduto al preannunciato incidente probatorio nell’ambito del procedimento per la morte di Alice Neri, la 32enne di Ravarino il cui cadavere è stato ritrovato carbonizzato nel bagagliaio della sua auto, nelle campagne di Concordia il 18 novembre 2022.
Sono stati sentiti tre uomini che, proprio la mattina del 18 novembre, avrebbero visto il principale sospettato del delitto, il 29enne tunisino Mohamed Gaaloul, sporco di olio. Particolare, questo, che secondo l’accusa avrebbe un notevole valore indiziante, in quanto il liquido che imbrattava gli abiti del giovane potrebbe essere il medesimo utilizzato per appiccare il fuoco all’auto di Alice Neri. Oltre ai testimoni, in aula erano presenti Mohamed Gaaloul, con il suo avvocato Roberto Ghini, e il marito di Alice, Nicholas Negrini, assistito dall’avvocato Luca Lugari, indagato “per atto dovuto”, insieme al collega che aveva passato con Alice la sera precedente il delitto.
Ascoltato per primo, Ahmed, da Today definito “testimone chiave”, il cui esame si è protratto per oltre due ore. Dopo di lui, escussi Ala e Mohamed, omonimo dell’indagato. L’udienza è durata oltre cinque ore. All’uscita, i tre hanno rilasciato brevi dichiarazioni, ammettendo di non ricordare molto dei fatti relativamente ai quali sono stati interrogati. Precisamente, a quanto riportano il Corriere di Bologna e Modena in diretta, non sarebbero più certi del giorno in cui avrebbero visto Gaaloul sporco d’olio.
Salah, il cugino di Mohamed Gaaloul, nonché datore di lavoro dei tre testimoni, si è dilungato di più con i giornalisti. Ha ribadito di essere convinto dell’innocenza del sospettato, come lo è tutta la sua famiglia che, ha precisato, è da anni ben inserita nel tessuto sociale modenese. Ha, inoltre, affermato di essere in possesso di tracciamenti GPS – forniti agli inquirenti – idonei a smentire l’affermazione che i testi Ala e Mohamed abbiano effettivamente visto Gaaloul la mattina del ritrovamento del cadavere di Alice. Per quanto riguarda il primo teste, Ahmed, Salah ipotizza che il suo dichiarato incontro con Gaaloul potrebbe risultare frutto di una suggestione: “Quel giorno”, ricorda, “c’era il sole, mentre Ahmed ha detto di avere visto Gaaloul sporco d’olio in una mattina piovosa”. “E comunque”, aggiunge, “capitava spesso che i vestiti di mio cugino fossero macchiati, per il lavoro.”
Contrastanti le dichiarazioni dei difensori che hanno partecipato all’udienza, in merito all’effettiva utilità e significatività delle testimonianze acquisite. Secondo l’avvocato Cosimo Zaccaria, legale della famiglia di Alice Neri, “è un dato incontrovertibile che il giorno 18 novembre Mohamed Gaaloul sia stato visto sporco d’olio. Infatti la stessa mattina due dei tre testimoni sono stati ripresi dalle telecamere mentre portavano l’auto a Soliera, dal meccanico. Tutti e tre sono concordi sul fatto di aver visto Gaaloul con gli abiti sporchi d’olio lo stesso giorno in cui avevano portato la macchina a riparare, prima delle otto a causa di un guasto alla marmitta.”
Di opposto parere l’avvocato Roberto Ghini, difensore di Gaaloul: “Dal mio punto di vista”, ha dichiarato, “sono testimonianze favorevoli: è stato depotenziato un elemento indiziario ricostruito dal PM. La pubblica accusa cercava di dimostrare che lui [il sospettato, ndr] il 18 novembre fosse tornato sporco d’olio, ed è emerso in maniera non contestabile che il ricordo è sfumato. Su una cosa sono tutti d’accordo: la mattina in cui avevano visto Gaaloul sporco d’olio pioveva, e il 18 novembre non pioveva.” Inoltre, aggiunge, “poco dopo le 10 Mohamed è stato ripreso dirigersi verso Concordia”, mentre i testimoni dichiarano di averlo visto intorno alle 8 del mattino.
Altro aspetto che potrebbe rivelarsi significativo dal punto di vista della difesa: in casa di Gaaloul sono stati sequestrati dei pantaloni. “Chiederemo un incidente probatorio sui pantaloni rinvenuti a casa del mio assistito”, ha preannunciato Ghini: “La tesi del PM è che non siano i pantaloni indossati quella sera, la mia tesi è che siano quelli. Chiederò di fare una perizia merceologica sui pantaloni, per vedere se sono compatibili e se riportano delle tracce: ci sono molte telecamere che potrebbero aiutare a dimostrarlo. Ove fossero compatibili, si riaprirebbe tutto.” L’esame del reperto in questione potrebbe consentire alla difesa di impugnare in Cassazione la decisione del Tribunale del Riesame, che ha rigettato la richiesta di scarcerazione di Gaaloul.
Intanto è emerso un elemento potenzialmente utile ai fini dell’indagine. Come anticipato dal programma televisivo Ore 14, nella zona del delitto, il fratello e il marito di Alice Neri, insieme ai loro consulenti, avrebbero rinvenuto quello che sembrerebbe un resto osseo. “Non siamo in grado di dire con certezza che lo sia”, spiega Matteo Marzoli, fratello della giovane, “quello che sappiamo è che è fuso su un pezzo di plastica di colore blu, che è lo stesso colore dell’auto di Alice, per questo credo che debba essere esaminato dalle persone competenti.”