Qualcuno diceva che l’Italia è un Paese in perenne campagna elettorale, in cui si cerca di fare politica tra un’elezione e l’altra.

E a meno di tre mesi dalle elezioni nazionali del 25 settembre scorso, si intensificano le grandi manovre  in vista delle elezioni regionali Lazio 2023, con la regione che ha recentemente ufficializzato la data del voto: le urne si apriranno domenica 12 e lunedì 13 febbraio. In suddette date saranno chiamati al voto anche i cittadini lombardi per il rinnovo del consiglio regionale. Due delle principali regioni italiane, che hanno come capoluogo le due principali città italiane. Un voto di rilievo politico-sociale altisonante. Per ora l’unico candidato certo é quello presentato dal PD, rispondente al nome di  Alessio D’Amato.

Chi è Stefano D’Amato

È il candidato ufficiale sostenuto da PD e da altre liste civiche alle regionali prossime nel Lazio. È anzitutto attuale assessore alla sanità nella giunta Zingaretti, tanto da essere soprannominato “mister vaccino”. Romano, classe ’68, è cresciuto politicamente tra Partito Comunista e Rifondazione, con la sanità nel cuore fin dagli inizi. Ricordiamo che la maggioranza del consiglio regionale del Lazio e è composta dal PD cui si è aggiunto, durante l’esperienza di governo giallo-rosso nazionale,  anche la componente del M5S. Questo è un aspetto importante se si considera lo scenario che ci spieghiamo di seguito. Questa intesa in regione fu voluta fortemente dall’attuale presidente uscente, Nicola Zingaretti, che si era fatto interprete del tentativo di cercare di avvicinare questi due partiti che nel passato si erano così tanto scontrati, anche a livello territoriale. Ma stavolta il patto Pd-M5S, come successo a livello nazionale, va in frantumi anche a livello ragionale anche nella regione laziale.

 

Da Conte bordate al Pd

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L’ex presidente del Consiglio, alla riunione del Coordinamento2050, cita Berlinguer: “ La questione morale è la premessa di ogni azione politica”, declinando duramente così ogni possibilità di convergere sul nome del candidato dem.”Deve alla Regione Lazio quasi 300.000 euro – prosegue il grillino – perché ha creato un danno erariale acclarato”. Conclude poi: “Non ci giriamo intorno: non posso accettarlo come candidato alla Regione”.
Il M5S non correrà tuttavia da solo, ma sarà appoggiato da Sinistra Italiana di Frattoianni e Bonelli, in un inedita coalizione di cui però già si paventava l’ipotesi da mesi. E proprio dall’assemblea che raggruppa le forze progressiste a sinistra, arriva il sostegno al Movimento 5 stelle di Sinistra Italiana: con oggi “confermiamo, come Sinistra Italiana, la nostra adesione ad avere un confronto serrato, attorno ad una lista unitaria che stia nel campo dove c’è il Movimento 5 Stelle”, ha detto il segretario del Lazio di SI, Massimo Cervellini. Un avvicinamento nell’aria da mesi come detto, per lo meno da quando Conte ha scelto di rompere gli indugi e di presentarsi indiscutibilmente come soggetto politico di sinistra radicale e popolare, uscendo dalla maggioranza allargata che appoggiava il governo Draghi e allontanandosi dalle pulsioni molto più liberali e centriste che emergono in seno al partito democratico. Il candidato sostenuto, e anora senza nome, di M5S e SI sarà appoggiato anche da alcune liste civiche in fase di formazione.

 

Anche il centrodestra ancora senza nome 

GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Tre sono i nomi in ballo, 3 uomini indicati da fratelli d’Italia che oggi Giorgia Meloni presenterà a Salvini e a Berlusconi come candidato presidente del Lazio. In realtà il nome vero è uno solo, quello che vuole assolutamente la premier a cui spetta la scelta del candidato in questa Regione. Francesco Rocca, nella “rosa” con tre petali, è con ogni probabilità il petalo che escluderà gli altri due. La scelta la leader l’avrebbe già fatta – ma finché non c’è l’ufficializzazione tutto può accadere – e riguarda l’attuale presidente internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Cioè Rocca, appunto, che ha un passato giovanile a destra – era nel Fronte della Gioventù al liceo di Ostia e il suo primo contatto in quel mondo di passioni e militanza è stato Toni Augello – ma poi, pur restando un uomo di destra riconosciuto come tale, ha prima fatto l’avvocato e successivamente quello che fa oggi: il super-esperto di emergenza sanitarie e diplomatico-umanitarie. Esempio: fu lui ad andare a prendere in un campo siriano, per portarlo in salvo in Italia, il bimbo Alvin Berisha che la madre da Bergamo dove vivevano si era portata nei campi di guerra perché aveva aderito all’Isis, e quando lei morì sotto un bombardamento il piccolo restò solo in un centro di orfani di Foreign Fighters.
E comunque: oltre al favorito Rocca, gli altri due posti nella “rosa” che Meloni sta per presentare agli alleati potrebbero essere riservati a due meloniani doc, Trancassini (parlamentare e coordinatore di Fdi nel Lazio) e Procaccini (eurodeputato da sempre vicinissimo a Giorgia). Ma all’ultimissimo minuto al posto di uno dei due potrebbero entrare Chiara Colosimo o Fabio Rampelli, quest’ultimo forte oltre che di esperienza e riconoscibilità anche di sondaggi che lo darebbero stravincente contro il centrosinistra di D’Amato, anche se ieri alla festa del decennale di Fdi a chiunque lo avvicinasse il vicepresidente della Camera diceva scherzando a proposito delle Regionali: «Ah, ci sono le Regionali?». Intanto Meloni dal palco, prima di planare sulla questione Lazio, ha detto alcune cose rilevanti. Uno: «Io penso al Pil più che al consenso». Due: «Viste le difficoltà dei primi anni del nostro partito a un certo punto mi sono detta: evidentemente il problema sono io, e dovrei farmi da parte». Tre: «Ringrazio Berlusconi e Salvini, ottimi alleati che mi stanno rendendo il lavoro facile». Alla kermesse del partito di cui è capo indiscusso Giorgia risponde anche a una sollecitazione sul rapporto burrascoso coi cugini d’oltralpe: «Gli screzi con Macron? Non siamo alle elementari, si tratta di differenze politiche».  Poi la premier  alza il tono e ripete più volte come la destra italiana e tutto il governo si facciano promotori di una sorta di “legge e ordine”: «Con il nostro governo è finita, è finita, è finita, l’Italia che si accanisce contro le persone perbene e finge di non vedere chi delinque. Le regole valgono per tutti e vanno rispettate da tutti». Legalità italianità prima di tutto. Colpisce anche un particolare relativo alla presenza della statuetta di San Giuseppe che nel presepe vivente allestito in piazza da FdI dice: «Sono romano de Roma, so’ nato a Garbatella»),

Lega e FI apprezzano Rocca

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Ma il “nodo Lazio” è quello che sta appassionando addetti ai lavori e non. Qualora la decisione finale ricadrà su Rocca, si tratterà di una candidatura non di tipo strettamente partitico (con la leader FdI si conoscono da tempo e hanno ottimi rapporti) ma di tipo tecnico-politico visto che da massima carica della Croce Rossa Italiana, della Croce Rossa Internazionale, (appena rieletto per la seconda volta con il 70 per cento dei voti internazionali e persino palestinesi e israeliani hanno votato all’unisono per lui), nonché già ex commissario dell’ospedale Sant’Andrea e di altre strutture sanitarie da risanare sta nell’universo politico e istituzionale da tempo e vanta relazioni e stima trasversali. «Lo so che tutti voi volete sapere subito – ha detto ieri Meloni dal palco della festa di Piazza del Popolo, in mezzo a un mare di gente dentro e fuori dal capannone – chi sarà il candidato del centrodestra nel Lazio. Io vi dico che lunedì uscirà il nome dalla “rosa” dei tre che sto per presentare agli alleati». E subito alla festa i ben informati assicurano ciò che anche ai piani altissimi di Forza Italia danno per scontato: «Si andrà su Rocca e speriamo non diventi un nuovo Michetti». Il che è tuttavia improbabile secondo quelli che hanno visto gli ultimi sondaggi sul Lazio e sempre sotto il tendone dicono che FdI è al 35 per cento e che, in una campagna breve come questa (si vota il 12 e 13 febbraio) conterà la forza della leader, il traino del voto politico di settembre, il trascinamento dei candidati più che la notorietà personale del possibile presidente.