di Luca Marrone
Trieste. Liliana Resinovich deceduta per “morte asfittica tipo spazio confinato (plastic bag suffocation), senza importanti legature o emorragie presenti al collo.”
Sono queste le conclusioni dei consulenti del pubblico ministero, Fulvio Costantinides e Fabio Cavalli, diffuse ieri dal procuratore capo Antonio De Nicolo. Secondo gli esami effettuati, “il cadavere non presenta lesioni traumatiche possibili causa o concausa di morte, con assenza per esempio di solchi e/o emorragie al collo, con assenza di lesioni da difesa, con vesti del tutto integre e normoindossate, senza chiara evidenza di azione di terzi.” A parere dei consulenti, la morte dovrebbe collocarsi tra le 48 e le 60 ore prima del ritrovamento del corpo e l’unica possibile ipotesi circa la sua causa sarebbe quella del suicidio.
Alla procura, ora, resta da valutare, come ha spiegato il procuratore De Nicolò, se “siano opportune ulteriori attività onde non lasciare nulla d’intentato per fare piena luce sull’episodio.” Il procuratore ha aggiunto che, nel decidere, si dovranno tenere presenti anche i cambiamenti che verranno introdotti con l’entrata in vigore della riforma penale, nonché le carenze nell’organico dei magistrati.
In ogni caso, resterebbero da chiarire alcuni elementi di rilievo circa la dinamica degli eventi: Liliana Resinovich è scomparsa il 14 dicembre ed è stata rinvenuta senza vita il 5 gennaio nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste, nel rione San Giovanni, a breve distanza dall’abitazione in cui viveva con il marito Sebastiano Visintin. Il corpo della donna era vestito, attorno alla testa due sacchetti di plastica, annodati parzialmente e le gambe infilate in sacco nero della spazzatura, come parte del tronco.
Non è ancora dato sapere cosa abbia fatto né dove sia stata in quei venti giorni. La Resinovich, era uscita di casa senza cellulari, senza borsa e portafogli, lasciando anche la fede. La sua presenza non è stata notata in nessuna parte del capoluogo giuliano: improbabile che possa essere vissuta per oltre due settimane senza essere vista da nessuno e senza aver lasciato tracce. Lo scenario dell’omicidio sembrerebbe però smentito dalle conclusioni dei consulenti del pm, che escludono “l’azione di terzi” per assenza di “lesioni traumatiche”.
Ma per Federica Obizzi, avvocato nel team che assiste Sergio Resinovich, fratello di Liliana, non è esclusa la possibilità di richiedere la riesumazione del cadavere per effettuare ulteriori accertamenti: “La considero una possibilità, potremmo chiederla”, dichiara. “Appena avremo tutte le carte, faremo una valutazione con i nostri periti. In questo momento ci mancano davvero molti dati. Per dire, non sappiamo nulla del sopralluogo che è stato fatto all’inizio“. Un elemento su tutti, ribadisce, lascia perplessi: “La grande discrepanza tra il momento della scomparsa e il momento della morte presunta. Questa è davvero la cosa più assurda e inspiegabile.” E aggiunge: “I dati vanno letti in maniera completa. Bisogna ricordarsi della situazione di vita in cui si trovava Liliana, del cambiamento che stava per avvenire, visto che aveva deciso di andare via da casa. Devono essere valutate tante cose. Non si può dimenticare quello che stava succedendo nella sua vita.”
“Adesso abbiamo una visione unilaterale, quella della procura dei suoi consulenti”, rimarca il legale. “Dobbiamo ancora entrare in campo noi con i nostri esperti. Ci prepariamo a fare nuovi accertamenti. Partiremo dal sopralluogo iniziale. Non finisce qui. Non può e non deve finire qui.”