La coscienza emotiva è la capacità di prendere coscienza delle proprie emozioni e delle emozioni altrui. La conoscenza delle proprie emozioni e di quelle altrui si raggiunge attraverso l’osservazione dei propri comportamenti e dei comportamenti esterni. Avere coscienza delle proprie emozioni è la competenza emotiva fondamentale sulla quale si costruiscono le altre competenze e può vedersi facilitata o ostacolata dagli educatori o adulti di riferimento. Per esempio un bambino, nel vedere suo fratello maggiore triste, si avvicina e gli domanda cosa succede. Il bambino riconosce che suo fratello è triste ma la sua percezione emotiva è ostacolata nel momento in cui il fratello afferma che non è successo nulla e i genitori, intimando il bambino a non infastidire il fratello maggiore, confermano che quest’ultimo sta bene. Se questo episodio si ripete nella vita del piccolo, è possibile che quest’ultimo nasconda le proprie percezioni emotive, dal momento che queste vengono sempre negate dalle figure di riferimento. Come conseguenza, il bambino tenderà a reprimere sentimenti e percezioni. Analogamente, sottovalutare le emozioni dei bambini o adolescenti o, di fronte a una lite con un amico, consolare il bambino dicendo che non deve piangere, che troverà altri amici o faranno pace, ecc. sono commenti che, a lungo andare, possono portarlo a reprimere le proprie emozioni. Identificare, conoscere e dare un nome alle emozioni (ciò che si conosce come alfabetizzazione emotiva) è il primo passo verso l’educazione emotiva. È imprescindibile saper denominare a parole le emozioni poichè, altrimenti, risulterebbe difficile prenderne coscienza e, di conseguenza, controllarle. Da questo deriva l’importanza di sviluppare il vocabolario emotivo fin dai primi interventi educativi. Divulgazione Dinamica Programma di Formazione 20 Intervento educativo nell’intelligenza emotiva: coscienza e regolazione emotiva La capacità di parlare di sentimenti è, inoltre, la base decisiva per affrontare situazioni future (per esempio, nel caso in cui l’adolescente affronta forti turbamenti emotivi ai quali deve dare un nome). Consideriamo il caso di una situazione di conflitto genitori-figli: sarà necessario chiarire se “non ci sentiamo rispettati”, “ci sentiamo traditi” o “ci sentiamo delusi” . Interpretare la propria percezione della situazione e i propri sentimenti, probabilmente non risolverà subito il problema, ma sarà essenziale per rendere chiaro il proprio stato emotivo e per gestire il conflitto in modo costruttivo. Nella coscienza emotiva è presente la micro-competenza, rivolta a capire le emozioni altrui. Implica il saper distinguere tra gli stati emotivi e le situazioni che li producono, inizialmente in relazione a se stessi e successivamente in relazione agli altri. Per poter capire i sentimenti degli altri è necessario, in primis, imparare a capire se stessi; le proprie necessità e desideri;i fattori causa di determinati sentimenti; quali emozioni scaturiscono determinati pensieri, in che modo questi ultimi ci influenzano e quali conseguenze provocano. Riconoscendo i propri sentimenti risulterà più facile empatizzare con gli altri.
Comprendere le emozioni altrui costituisce una componente fondamentale per lo sviluppo dell’empatia. Empatizzare è un processo incosciente, che consiste semplicemente nel mettersi nei panni degli altri ed essere cosciente dei suoi sentimenti, le cause dei suoi stati d’animo e cosa implicano a livello personale. Nel caso in cui risulti difficile mettersi nei panni dell’altro (nel caso in cui si tratti di emozioni sconosciute) , altrettanto difficile risulterà capire la situazione che l’altra persona sta vivendo. L’empatia è composta da altre numerose sotto-abilità come l’interpretazione delle espressioni non verbali, l’immedesimazione nella situazione, la soggettività delle emozioni avvertite dalle persone in relazione al contesto.

Dott. Milano Michele