I disturbi di personalità consistono in un partner inflessibile, ricorrente e pervasivo relativamente al modo di pensare (percepire sé, gli altri e gli eventi), provare emozioni, comportarsi, relazionarsi e controllare gli impulsi, che devia dalle norme culturali dell’individuo.Ciascuno di noi ha una personalità, rappresentata da comportamenti tendenzialmente ricorrenti che applichiamo in modo automatico alle più svariate situazioni, in grado di distinguerci gli uni dagli altri.
Nel complesso la visione del mondo, di noi, degli altri e del modo in cui entrare in rapporto con gli altri, diviene nel corso degli anni parte del nostro modo di essere.Potremmo definirle come scorciatoie che ci permettono di reagire rapidamente nelle relazioni interpersonali e non, anziché doverci soffermare ogni volta a valutare con chi stiamo avendo a che fare, in quale contesto ci troviamo e cosa vorremmo accada in risposta al nostro comportamento.
Ciononostante, se il contesto, il ruolo nostro o dell’altro e l’importanza per noi della posta in gioco lo richiedono, scegliamo quale comportamento sia meglio adottare a dispetto del nostro abituale stile. Ci avvaliamo dunque di una capacità di adattamento.
Ebbene, nel disturbo di personalità tali tratti sono disfunzionali al punto da essere considerati un disturbo e non semplici tratti caratteriali come tutti abbiamo.
L’individuo con disturbo di personalità fallisce costantemente nell’adattarsi, non sceglie come comportarsi: nella maggior parte dei casi reagisce rigidamente in modo inefficace ed inappropriato, differentemente da quanto la maggior parte delle persone farebbe.
Tali modalità di percepire, reagire e relazionarsi agli altri ed alle situazioni sono inflessibili e impattano negativamente nel modo in cui affrontano la vita quotidiana, sulle emozioni che più spesso provano e sulla qualità dei rapporti interpersonali, rendendoli insoddisfacenti tanto per sé quanto per gli altri in rapporto con loro.
L’area in cui riscontrano maggiori difficoltà è proprio quella dei rapporti sociali: con i famigliari, gli amici, i colleghi… Gli altri tendono a nutrire risentimento nei loro confronti e quindi, nel medio lungo termine ad evitarli.
Dott. Milano Michele Cpsi