“Alla fine del dicembre 2016, 1666 lavoratori Almaviva sono stati licenziati a causa di una riduzione di attivita’. Si e’ trattato del piu’ grande licenziamento che il territorio di Roma e Lazio abbia subito dal dopoguerra a oggi, probabilmente il piu’ grande in assoluto. I
licenziamenti sono avvenuti a seguito del cambio epocale degli ammortizzatori sociali e degli assegni di sostegno al reddito: da un sistema di ammortizzatori cosiddetti passivi si e’ passati a quelle che pomposamente sono state definite ‘politiche attive’.
Che ne e’ stato dei lavoratori a un anno e mezzo dai licenziamenti? Sono stati ricollocati? Le politiche attive hanno funzionato?”. Intorno a queste domande ruota l’inchiesta che la Cgil di Roma e del Lazio ha realizzato orientandosi su tre fronti principali: un gruppo di lavoratori di Almaviva, un gruppo di lavoratori dei Centri per l’impiego e di Capitale Lavoro, le istituzioni coinvolte.
“I numeri- osserva Donatella Onofri, segretaria della Cgil regionale, nel corso della conferenza stampa tenutasi oggi nella sede di via Buonarroti 51- ci dicono che di quei 1.666 lavoratori e in modo particolare dei 1.209 che hanno aderito all’assegno di ricollocazione, soltanto 282 hanno trovato un posto di lavoro, che e’ per il 12,8% a tempo indeterminato (36 persone), per il 76,6% a tempo determinato (216 persone), per l’8,5 % a collaborazione coordinata e continua (24 persone). A 6 persone (2,1%) sono state applicate altre forme contrattuali. Vorrei ricordare- prosegue- che in maniera del tutto eccezionale e straordinaria, per questa sperimentazione sono stati impiegati circa 13 milioni di euro tra fondi europei e fondi regionali.
Questo e’ il risultato. Il sistema delle politiche attive non funziona se non c’e’ un’offerta di lavoro congrua che tenga conto delle professionalita’ dei lavoratori a cui queste misure- conclude- vengono proposte”.