Di Marco MONTINI

Il tema è spinoso, una piccola emergenza sociale che si consuma nel silenzio e, spesso, nell’indifferenza: la dura vita dei disabili a Roma. Una città tutta ostacoli, marciapiedi divelti, strade piene di buche, più in generale intere barriere architettoniche da superare come fossero montagne inespugnabili. La capitale è così, ma il brutto è che lo è da tempo, lontana anni luce da quelle metropoli europee e internazionali che “semplicemente” permettono alle persone in carrozzina di vivere una quotidianità normale, di godere di servizi pubblici e, perché no, di fare una passeggiata tra le bellezze architettoniche del centro cittadino. Una semplicità, una normalità nella Capitale ad oggi impossibile. Tra la politica locale e la comunità civile, in tanti hanno provato a denunciare una città non a misura di disabili. Per esempio, le continue denunce mediatiche di Assotutela o le “maratone” di Claudio Palmulli, giovane ragazzo che ha testimoniato come il trasporto pubblico romano soffra di una inefficienza atavica e di una arretratezza tecnologica che non permette ai diversamente abili di usufruire sempre di una metro o di un autobus. GESTIONE TRASPORTO DISABILI A ROMA – E non a caso è di queste ore la denuncia del sindacato sulla precaria situazione amministrativa, legata al trasporto disabili. “Alla luce dei dati raccolti sul trasporto di utenti diversamente abili ed emodializzati, dapprima presso la Asl Rm 1 e successivamente nell’intera provincia di Roma, denunciamo una situazione di grave insufficienza nella gestione del servizio con possibili ricadute sull’utenza”, sottolinea la Cgil. Secondo cui è giunto il momento di porre la giusta attenzione al tema degli appalti in questo settore prima che si possano produrre condizioni di difficile risoluzione: “Crediamo sia opportuno un approccio di metodo che definisca ruoli, competenze, responsabilità. Questo può avvenire attraverso un reale controllo del processo dell’intera filiera con l’attivazione di tavoli tecnici periodici il cui obiettivo sia quello di un’attenta e costante verifica del servizio per evidenziare eventuali criticità e apportare rapidi correttivi, sempre con il fine ultimo di garantire al meglio il servizio all’utenza”. E questo per evitare gli errori del passato: “E’ palese e inconcepibile il fatto che nelle ripetizioni delle gare i prezzi di base d’asta non siano sufficienti a coprire la voce dedicata ai costi di gestione, soprattutto quella relativa al costo del lavoro, penalizzando fortemente tutti i ruoli professionali e di conseguenza il servizio. Dobbiamo vigilare affinché non si modifichino le regole del gioco, visto il valore degli appalti; l’aggiudicazione non può avvenire con il criterio del massimo ribasso e con la prevalenza del fattore prezzo rispetto alla qualità. Essendo un servizio ad alta intensità di manodopera tale da superare ampiamente il 50% del valore dell’appalto, deve essere garantita la clausola sociale e il rispetto dei contratti collettivi di lavoro”. Le parti sociali sul tema chiedono alla cabina di regia sulla sanità e ai direttori delle Asl l’apertura di un tavolo di confronto.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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