Dardust: un progetto strumentale italiano in continua evoluzione sempre più proiettato verso traguardi importanti.
Ne abbiamo parlato con il fondatore, pianista, compositore e produttore Dario Faini in occasione di un concerto in terra marchigiana.

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(Dardust live – foto di Franco Pompilio)

La cosa che mi ha incuriosito molto oggi sono stati i tuoi abiti di scena ed il tuo modo di truccarti; cosa vuoi trasmettere attraverso essi?
Il costume mi piaceva dato che c’è un brano nel disco che si intitola “Bardaginn (The Battle)” che vuol dire battaglia rispettivamente in islandese ed inglese; è il primo della parte più strong del live; mi piaceva il concetto del rituale della battaglia, però trasportato nel mondo e nell’immaginario elettronico; ci siamo inventati quindi questo vestito e questo trucco “tribale” ma che con le luci ha una concezione più elettronica; una battaglia quindi proiettata al futuro che prende le radici nel mood piceno della Quintana.

Quali sono le musiche che ti hanno maggiormente ispirato e che ti hanno caratterizzato?
Io ascolto di tutto, dalla musica classica a David Bowie passando per tutta la scena degli anni novanta; e poi l’elettronica, dai Prodigy ai Chemical Brothers e credo che Dardust sia un Crossover che racchiude tutte queste fazioni, dal pianoforte all’elettronica passando per gli archi.

Ti piace molto David Bowie?
Da morire! Da quando sono bambino! Mi piace soprattutto la trilogia berlinese.

Un’altra tua passione sono i Kraftwerk, vero?
Li ho visti a Firenze l’anno scorso e a Verona quest’anno, dove sono stati bellissimi.
A Firenze sono stati un po’ pesanti a tratti con brani lunghi ed infiniti tipo “Autobahn” e “Tour de France”.

Hai studiato pianoforte?
Sì, ho studiato pianoforte classico all’Istituto Musicale “Gaspare Spontini” di Ascoli Piceno e poi mi sono innamorato dell’elettronica.

Insieme a te prima c’erano anche degli archi; questa è una cosa abbastanza innovativa, difficile da vedere in altri contesti, soprattutto qui in Italia. Puoi parlarci di questo aspetto del tuo live?
E’ un ensemble; oggi era la prima versione completa; Dardust è diviso in tre elementi: c’è la parte elettronica, quella del pianoforte e quella degli archi. Tre mondi che si miscelano creando il sound di Dardust.

Infatti una cosa che ho apprezzato molto è stata questa fusione che non si è mai spinta né troppo da un lato né dall’altro. Avete giocato molto sugli equilibri, facendo entusiasmare il pubblico che era un po’ di tutte le età. Puoi parlarci del progetto Dardust?
Questa è la seconda tappa del tour. Abbiamo fatto due dischi finora; il primo, 7, lo abbiamo fatto a Berlino presso i Funkhaus Studios, un luogo suggestivo che è ancora caratterizzato da un’atmosfera unica e una chiara connotazione temporale; il secondo in Islanda a Reykjavik; il terzo lo faremo a Londra; questa sera era in promozione del disco Birth, quello registrato in Islanda.

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Dario Faini sarà ospite il prossimo 29 gennaio presso il Centro Congressi Lingotto di Torino.

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Da non dimenticare inoltre le future partecipazioni del progetto Dardust all’SXSW in Texas e all’Eurosonic Noorderslag in Olanda.

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Ringrazio l’amico Franco Pompilio per la collaborazione e Dario Faini per la disponibilità

http://www.dardust.com/
https://www.facebook.com/dardustofficial/
https://twitter.com/Dardust
https://soundcloud.com/dardust
https://www.youtube.com/channel/UC0GuPn3GUjmR5PhSOnSAzAA/videos

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.