C’è una cosa che mi mette ancora più ansia dei suggerimenti d’amicizia di facebook e della voce di mia madre affianco mentre guido: gli addobbi di natale dal 4 novembre. Natale è alle porte e a natale puoi fare dire tutto quello che non puoi fare e dire mai e se ci pensate manca meno di un mese a tutto ciò che poi se sei uno studente universitario un mese non lo vedi mica come un mese che è tanto ma come 4 settimane e 4 settimane sono poche, si sa. Quindi ci siamo.

Così, presa da questa ansia assurda ho reputato che la cosa migliore da fare fosse indossare sin da subito il mio maglioncino con le renne andando quindi a toccare proprio con mano la mia coerenza sparata alle stelle che poverine non c’entravano mancoperniente. Inutile drammatizzare e cercare di capire.

D’altronde, da una vita, sono troppe le cose che non mi spiego. Tipo perché se mi presento come Lucy mi dovete chiamare Lucia (manco se Lucy fosse sinonimo di olio di palma) o perché se mi trucco eccedo e se non mi trucco si vede che la febbre è salita o perché se lotto tenacemente per mantenere lontano il genere umano dalla mia solitaria esistenza quei pochi contatti col mondo esterno devono essere sempre improntati all’incontro col disagiato di turno.

Di questa e di tante altre cattiverie che potevano colpirmi e spiazzarmi da un momento all’altro mi sono resa conto sin da bambina nello scoprire che Biancaneve era il mio cartone animato preferito che proprio non me lo doveva toccare nessuno manco per scherzo ma fuggivo piagnucolante e terrorizzata in bagno ad ogni apparizione della strega sullo schermo della tv. Così ogni volta la visione durava 5 ore (fatevi due conti e capirete come ho trascorso metà della mia esistenza) con mamma che mi rassicurava sulla strega che tanto poi moriva povera a lei e io intanto imparavo uno dei principi fondamentali della vita: le cose belle fanno anche soffrire. Da Biancaneve sono poi passata alla scoperta dei miei occhi blu che di belli erano belli e su questo non si discuteva ma se uno spiraglio di luce mi prendeva frontale, a 3/4 o per finta dovevo comunque camminare alla cieca per mezz’ora sentenziando che li odiavo e che mi stava bene pure se Gesù me li faceva marroni. Ma tanto pregare non serviva: restavano blu.

Così ci pensate a quanti insulti ho prodotto, produco e produrrò nell’arco della mia vita mentre continuo la camminata in squat monogamba nel tunnel del maiunagioia?

Da qui e per sempre il detto

“Non tutti i mali vengono per nuocere, tanti vengono per me”

 

 

 

 

 

 

Lucy Gemma

Lettrice ossessivo-compulsiva alla ricerca della felicità e degli spazi in cui stipare i miei milioni di libri. Sognatrice incallita e bisbetica musona, vivo circondata da post it, mi commuovo su un accordo di re minore e passo ore a confidarmi col mio pianoforte che grazie al cielo non può rispondere. Sogno di poter vivere scrivendo libri e regalando attimi di inesplorate emozioni al mondo. Autrice di "Per un grammo di gioia" e "Volevo fare la scrittrice ma poi sono guarita".

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Di Lucy Gemma

Lettrice ossessivo-compulsiva alla ricerca della felicità e degli spazi in cui stipare i miei milioni di libri. Sognatrice incallita e bisbetica musona, vivo circondata da post it, mi commuovo su un accordo di re minore e passo ore a confidarmi col mio pianoforte che grazie al cielo non può rispondere. Sogno di poter vivere scrivendo libri e regalando attimi di inesplorate emozioni al mondo. Autrice di "Per un grammo di gioia" e "Volevo fare la scrittrice ma poi sono guarita".