Bambini italiani e rom VS Carabinieri
Pochi giorni or sono – presso la sede della stazione dei Carabinieri di Rosignano Monferrato (AL, Piemonte) – gli alunni della classe V elementare del sopra citato paesino collinare si sono intrattenuti con il comandante della stazione e tutto il personale, nell’ambito dell’iniziativa dell’Arma diretta alla formazione della cultura della legalità. Più o meno nelle stesse ore, una baby gang formata da adolescenti rom tra i dodici e i quindici anni, si mostrava sorridente davanti alla macchina da presa – presso la Caserma di Vicenza – dopo l’ennesimo furto messo in atto in città.
Ora, sappiamo bene quanto l’educazione familiare (prima) e scolastica (poi) siano fondamentali per la crescita dell’individuo. Proprio per questo, è assurdo che i vertici istituzionali non prevedano – contestualmente all’obbligo scolastico per i minori (figli di stranieri e non) residenti sul territorio italiano – un programma volto a conoscerne il sistema legalitario. Perché se l’indole criminale non si può trasmettere geneticamente, è pur vero che il figlio di un pluriomicida – cresciuto esclusivamente dal padre – difficilmente potrà avere aspirazioni ecclesiali.
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Articolo di Thérèse Salemi



