Nell’ambito della sesta edizione del Festival della Diplomazia “Diplomacy”, si è tenuto all’Università Niccolò Cusano l’incontro dal titolo “Migranti, Rifugiati, Profughi: quale denominatore comune?”. Uno dei protagonisti del convegno è stato il Dott. Laszlo Galantai, Consigliere Affari Politici Ambasciata Ungheria in Italia, intervenuto ai microfoni della trasmissione “Il mondo è piccolo” su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it).

 

“Le critiche al muro antimigranti ci hanno colpito perché si tratta di critiche ipocrite –ha affermato Galantai-. La protezione delle frontiere non è solo un obbligo degli stati membri ma anche un obbligo europeo. L’Ungheria ha un confine esterno all’Unione Europea che deve proteggere e controllare. L’Ungheria non è stato il primo Paese a costruire una recinzione, lo hanno fatto anche Francia e Gran Bretagna. Criticare l’Ungheria per questo è ipocrita. L’ungheria ha solo deciso di chiudere la frontiera verde quindi di impedire il flusso incontrollato dei migranti attraverso i confini ungherese. Questa chiusura non ha riguardato il flusso regolare ai valichi di frontiera, che restano invariati.  Lo scopo della barriera sul confine verde non è stato quello di respingere i migranti ma di canalizzare il loro flusso verso i valichi di frontiera dove i profughi possono presentare le loro richieste d’asilo. La strategia europea non sembra esserci. Ci sono state molte discussioni, molti vertici. L’accoglienza illimitata di milioni di immigrati in Europa non è una politica sostenibile. Ora forse, dopo una prima reazione emozionale, ci si sta muovendo nella giusta direzione”.

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