Appena dopo un anno dal loro ultimo lavoro eccoli tornare freschi di produzione e carichi di novità visionarie.
I NODe ci regalano un nuovo disco dal titolo “Human Machine” che da subito mette in chiaro il filo conduttore e i leitmotiv di tutta la struttura autorale e musicale.
Il mondo, l’uomo, l’esistenza, il divenire.
Un concentrato di analisi a cavallo tra filosofia e musica, tra vivere ed esistere, mescolando il tutto in sonorità lontane dalla normale forma canzone restituendo appigli terreni in ritmiche e melodie che dal Pop prendono solo la riconoscibilità e dal mondo post moderno rapiscono quel concetto di psichedelia elettronica e beats digitali che caratterizzano a pieno il genio competitivo dei NODe.
“Human Machine” realizza un percorso profondo e introspettivo alleggerito da giri armonici facili (all’apparenza) da ricordare e dai toni tutt’altro che cupi e minimalisti.
Il messaggio dell’album si potrebbe riassumere con una frase tratta dal testo di “We come in peace“, una esplicita dichiarazione:
“Noi veniamo in pace e tu sei una dolce macchina umana, con l’oro di quest’alba ti svelo un segreto, siamo qui in questo mondo per scomparire insieme“.
Un disco frutto di un complicato percorso esistenziale del frontman Johnny Lubvic ma anche come riassunto di contaminazioni di generi e di percorsi che attingono a piene mani dall’underground anni novanta dei grandi titoli internazionali.
Otto brani in tutto per un percorso che comincia in maniera sofferta, introspettiva ed autobiografica (“The Shift“, “Soulsucker“, “The universe“, “Dark Shadows“), passando per semplici dichiarazioni di intenti e promesse di un futuro migliore (“We come in peace” è una lettera indirizzata alla persona cui il disco si rivolge) e brani legati ad un ottimismo auspicabile (“Freepocalypse & easy returns“, “Best is coming next“), fino a culminare, nella chiusura del disco, con il raffronto tra l’essere umano ed il suo Dio, un dio inerte e disattento (“A god for Humans“).
Nell’attuale formazione troviamo anche Luigi Di Maio alle sequenze digitali e Andrea Vinti (musicista con importanti esperienze musicali, sopravvissuto all’underground degli anni novanta) alla batteria.
Da segnalare la collaborazione, per la prima volta nella produzione dei NODe, di alcune figure femminili, in particolar modo Gaia Fusco e Simona Coppola, che contribuiscono con la timbrica delle loro voci a creare atmosfere più aperte e di respiro.
La MyPlace Records sfida ancora una volta il libero mercato italiano restituendo una finestra sul mondo con un progetto che dal nostro vissuto espatria oltre i confini e da lì, probabilmente, non vuol tornare indietro.
Un riassunto decisivo di questo cocktail assolutamente industriale?
Il videoclip ufficiale del brano “Soulsucker” disponibile a questo link – https://www.youtube.com/watch?v=F0C7mEROsAc


