di Sara Lauricella
Si è chiusa ieri 27 gennaio 2015 l’edizione più “nomade” del Roma Art Meeting, una serie di incontri nelle più disparate sedi e città: dalle aule scolastiche ai teatri, dalle chiese alle sale conferenze in una danza che unisce l’Italia a partire dal mare Calabro per finire all’entroterra Lombardo. Dieci giorni in cui questo girovagar è stato accomunato dalla “sigla” di apertura: il folkloristico Sirtaki, tipica danza greca con movenze rimaste intatte fino ai giorni nostri. Domenico (n.d.r. Avv. Domenico Monteleone presidente ed ideatore del Roma Art Meeting) come mai hai deciso di iniziare ogni evento ed incontro con il Sirtaki? La Grecia unisce in se due forze e due motivi del nostro meeting: la cultura , che tanto ha influenzato la nostra terra in tempi antichi e finanche oggi, e la capacità di reagire agli eventi socio economici. E’ stata la prima nazione ad alzare la testa per lo stato di crisi in cui le politiche monetarie l’avevano versata, hanno fatto contestazioni, rivolte, blocchi e pian piano stanno ottenendo dei piccoli successi che potrebbero portarli ad una maggiore libertà. Ma questo meeting è di formazione ed informazione alla legalità non alla rivolta… o mi sbaglio? Non ti sbagli. Essere informati e consapevoli però non vuol dire accettare passivamente le scelte altrui o meglio di altri stati e politiche economiche. La rivolta intelligente si fa con la testa più che con le armi o la violenza. Imparare a ragionare e guardare la realtà per ciò che è ci rende liberi e la libertà fa si che non ci sia necessità della falsità per nascondersi. Si innesca un meccanismo virtuoso che porta al rispetto della legalità ed all’affermazione della libertà di pensiero che è il contrario della “prostituzione intellettuale” che attanaglia questa società. Domenico chi rappresenta il Roma Art Meeting? Quest’anno il nostro Premio Colosseum è stato dato al giudice Ferdinando Imposimato , che ha succeduto al giudice Gratteri, ma il R.A.M. è ogni persona che ha partecipato, ogni docente che ha aperto le porte della propria aula per far parlare di mafie agli studenti, ogni studente che ha fatto suo ciò che gli abbiamo portato e lo vuole restituire al mondo, ogni persona che si informerà su ciò che stiamo facendo e che vorrà combattere insieme a noi per la cultura. Ma forse il R.A.M. sono anche coloro che non hanno voluto partecipare e coloro che hanno ostacolato la cultura? Certo, loro ci danno la conferma che la cultura della legalità ha bisogno di essere diffusa e proclamata, la loro opposizione ci dice che siamo nella direzione giusta e che ci sono tanti “spazi mentali” da occupare. Chiudere una porta alla cultura significa che proprio lì è dove ce n’è più bisogno. Vuoi ringraziare qualcuno in particolare? Giorgio Gaber, che con le sue frasi mi ispira, al mio staff che mi sostiene ogni giorno dell’anno, a tutti gli intervenuti a vario titolo, alla comunità dell’Honduras, al giudice Imposimato, a Gabriele La Porta, al Maestro Enzo Garinei, a Dado, a tutti coloro che ci hanno ospitato, ad Arcangelo Badolati, ad Enzo Garramone….. una lista lunghissima di persone… anzi di Persone che contribuiscono e vogliono contribuire a fare della nostra nazione un’Italia migliore.


