di Chiara Occhigrossi

“Immagina che improvvisamente tutte le persone intorno a te – le persone a te più care, gli amici, gli estranei – si mettano a parlare una lingua a te sconosciuta; non sei più in grado di capire cosa ti dicono e non riesci a far loro capire quello che dici tu. Vedi il quotidiano che leggi regolarmente da anni e ti accorgi che anche quello, pur sembrando il solito giornale, è scritto in una lingua a te ignota. Sei spaventato, non sai cosa fare e inoltre ti rendi conto di essere in ospedale. Perchè? Cosa è successo? Ti si avvicina gente ignota (apparentemente un medico, infermieri), ti fanno delle cose, ti parlano ma tu non sei in grado di chiedere, di capire cosa ti dicono. Finalmente arriva tuo figlio; ti bacia, ti guarda… e parla anche lui questa nuova lingua a te ignota!!Piano piano ti rendi conto che non è il mondo che è cambiato, sei tu a essere cambiato. Non lo sai, ma sei diventato afasico! Da quel momento comincia una lunga strada in salita per riprendere a parlare.” (A. Basso)
Tutti abbiamo sentito parlare di ictus, ma spesso ignoriamo quali conseguenze questi eventi possano realmente provocare.
L’afasia è solo una dei possibili esiti di ictus, o di altri tipi di gravi cerebrolesioni acquisite. Si tratta di una patologia del linguaggio molto frequente a seguito di lesioni dell’emisfero sinistro, in cui il soggetto, pur non avendo difficoltà di pensiero, non riesce più a convertire ciò che pensa in linguaggio e ad associare ciò che gli viene detto al concetto corrispondente. Immaginiamo di trasferirci in un posto dove viene parlata una lingua straniera: la nostra capacità di ragionare sarà intatta, ma comunicare sarà un problema. Questo è ciò che prova un afasico, con la differenza che il mondo in cui è immerso è lo stesso mondo in cui fino a poco tempo prima interagiva verbalmente senza alcun problema e a non capirlo non sono sconosciuti stranieri, ma familiari e amici.

Informarsi sulla natura di queste patologie aiuta ad eliminare l’imbarazzo ed a sapersi rapportare con persone che hanno una forte necessità di supporto ed integrazione sociale.
Ecco alcuni consigli su come comportarsi, stilati a partire dalle risposte di pazienti afasici a diverse interviste e questionari:
1) Lasciare tempo: se il soggetto è in difficoltà a trovare le parole non bisogna interrompere né cercare di completare la frase, ma aspettare pazientemente, mantenendo il contatto oculare.
2) Guardare negli occhi: regola essenziale, poiché aiuta la persona afasica a capire ciò che stiamo dicendo integrandolo con la nostra mimica facciale. Inoltre, quando è lui/lei a parlare, non abbassare lo sguardo significa mostrare interesse per la conversazione e non imbarazzo o rifiuto di fronte ad eventuali errori o pause.
3) Parlare semplice: usare frasi brevi, parlare lentamente, accompagnandosi con gesti. Spesso è istintivo alzare il volume della voce, cosa assolutamente inutile se non controproducente, ricordiamoci l’interlocutore in questione è afasico, non sordo!

Sempre più ricerche sottolineano l’insorgenza di depressione nelle persone afasiche proprio nel momento del ritorno a casa e l’ambiente circostante sembra essere proprio uno dei fattori più determinanti. Piccoli accorgimenti dunque possono aiutare ad evitare effetti drastici!

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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