Oggi è il primo novembre, ieri si è dedicata l’intera giornata alla memoria del grande drammaturgo napoletano, in occasione dei trent’anni dalla sua scomparsa, tutto il paese ha rivolto un pensiero, un sorriso e forse una lacrima al senatore che prima di diventare tale è riuscito nella sfida più ardua: quella di saper essere uomo. «Eduardo è Eduardo.» rispondono gli amici e gli attori che lo hanno conosciuto e probabilmente non sono gli unici a pensarla così. Chiunque abbia fatto proprie le commedie, le parole, le poesie recitate dal “Direttore”, può permettersi di parlarne come fosse un suo nipote, difendendone il pensiero, l’impegno, l’integrità, la sincerità. I media e la classe politica omaggiano l’attore di teatro con belle parole, parole toccanti, parole. Il 31 ottobre 2014, per chi l’ha sentita col cuore, è una giornata in cui l’attenzione rivolta al pensiero di Eduardo fa passare in secondo piano tutto il resto, il tempo si ferma per rendergli omaggio, e anche la luna sembra arrossire in segno di rispetto. Ma il mondo non si ferma e se lo fa è solo per riprendere energie e ripartire. E così è stato. Il giorno dopo chi lo ha sempre amato continuerà a farlo e chi è distratto tornerà ad esserlo, in fondo non è così che va da sempre? Le opere di Eduardo hanno portato la vita in teatro, facendo del teatro una ragione di vita che non riflette semplicemente amore e dedizione per l’arte. La lezione più importante lasciata in eredità è la passione stessa per la vita perchè fare teatro è fare politica e fare politica significa fare il bene dei più deboli, dei più bisognosi. Acquistare macerie e ricostruire un teatro a proprie spese, per permettere al popolo di assistere alle opere teatrali, significava diffondere cultura a chi non poteva permettersela, dare una casa al popolo nella quale poteva istruirsi, riflettere sul mondo e sulla vita. «Devono essere uguali tutti e tre.» recita Filumena Marturano riferendosi ai suoi figli: un operaio, un letterato e un industriale/commerciante. Le tre classi sociali di un’Italia che oggi sembra non essere cambiata. E allora che senso ha citare e omaggiare Edoardo con le parole? Colui che da sempre ha elogiato il potere dello studio, dell’approfondimento, non apprezzerebbe le infinite chiacchiere che girano intorno alla sua storia e con molta probabilità si innervosirebbe, perchè chi ti riverisce salutandoti più volte in una giornata a Eduardo l’ha sempre fatto innervosire. Ammirare invece la sua vita, prenderlo ad esempio con azioni reali, omaggiando il suo pensiero con opere concrete, questo si, avrebbe senso e darebbe giustizia al passato di un’uomo tanto grande quanto nobile d’animo. Ieri al Senato si è reso omaggio a Eduardo De Filippo, ma in questa storia, quanti politici hanno davvero sentito quello che Eduardo ha voluto dire con la sua vita? Per chi non lo sapesse: Sentire e Ascoltare sono due cose diverse…
Di Tiziano Manna
Credo nel cambiamento, nella qualità della vita e dei rapporti umani, nell'elevazione dello spirito. Penso esista sempre un'alternativa etica alle possibilità che si presentano ogni giorno. Per questo scrivo.

