Ho un mal di pancia strano, come quando ho un esame e so di non essere preparato come dovrei.

Non è la prima volta che accade e tristemente, non sarà neanche l’ultima: settimana scorsa Genova, come tante altre città prima, è stata travolta da un’alluvione… ciò vuol dire vetrine sfondate, negozi allagati, abitazioni invivibili e un fiume di fango che occupa le strade. E i feriti, i morti. Come da copione, ogni anno.

Accendendo la TV, leggendo i giornali e ascoltando i commenti degli esperti è chiara la risposta, e tutto ciò viene stigmatizzato serenamente come “fatalità”, “dramma”, “disastro”, ma io non riesco ad archiviarlo come tale. Ho rivisto troppe volte questo copione per sentirmi sereno nel dimenticare.

In questo Paese abbiamo l’abitudine a cicatrizzare tutto come se nulla fosse successo: non posso che ripensare a L’Aquila, che dopo anni ha lasciato ancora tanti a ‘vivere’ in tenda, profughi nella loro stessa città; ma ripenso ai migranti, che vengono abbandonati come se non esistessero, come se l’appellativo di ‘migrante’ o di ‘immigrato’, ‘clandestino’ possa sostituire quello di ‘uomo’; e ripenso alle vittime di mafia, archiviate troppo spesso con un ‘se l’andava cercando’.

Ma siamo anche il triste Paese del dualismo Nord/Sud, alimentate da una sorta di ‘Muro di Berlino’ mentale… in TV troviamo tutto ciò che accade da Roma in su, mentre tutto ciò che sta al di sotto è nascosto o riesumato solo quando non se ne può più fare a meno, come Messina qualche anno fa, con morti e feriti in abbondanza, nascosta da giornali e telegiornali.

La cosa più importante che è trapelata dagli avvenimenti di Genova, nelle giornate del ‘dopo-alluvione’, è la serie di accuse e polemiche (ma si legge scaricabarile) tra Marco Doria (sindaco della città) e Claudio Burlando (governatore della Liguria).

Come se non bastasse accertare le responsabilità politiche e non dell’accaduto, i ritardi nei lavori ai torrenti Bisagno e Fereggiano, o finanche l’allarme mancato la sera dell’alluvione -che nel XXI secolo dovrebbe essere prevedibile e affrontabile- si fa strada sottotraccia la “questione spazzatura” per lo smaltimento dei rifiuti.

Sì, avete capito bene. Non si sa come smaltire i rifiuti, essendo fuori uso la discarica di Scarpino (Sestri Ponente).

Come a dire che la casa s’è allagata e la famiglia si perde per chi deve buttare la spazzatura stasera… Tutte le volte che vedo verificarsi un disastro alluvionale come quello di Genova, mi disgusto nell’osservare l’infinita schiera di politicanti, cronisti tuttologi e quaquaraquà istituzionali perennemente alla ricerca di visibilità. La lista è ogni volta più lunga e triste, capace di lasciarmi allibito e di congelare ogni mio pensiero.

Non riesco a dimenticare di quando, un paio d’anni fa, i ragazzi spalavano fango a Barcellona Pozzo di Gotto, qui in Sicilia, e tutti questi tristi individui dai costosi abiti candidi e col sorriso beffardo e fastidioso erano stati giustamente ripudiati, insultati e cacciati dalla popolazione.

Mi spaventa sapere che costoro sono gli stessi italiani capaci di puntare per primo il loro indice accusatorio, quando nel frattempo hanno ville costruite sui costoni di roccia, a ridosso delle spiagge, su terreni friabili a due passi dal mare, soprattutto grazie ai permessi edilizi ottenuti tramite l’amico dell’amico o parente politico, fregandosene del piano regolatore; mi spaventa sapere che sono gli stessi italiani che vedi sfilare ai funerali delle vittime della loro stessa vigliaccheria.

L’unica speranza di questo Paese sono quelle braccia che si sono trovate fianco a fianco, con pale in mano, a levar fango e ad aiutarsi vicendevolmente, fratelli a distanza in un’Italia che ha distrutto tutto e stancato molti. Bianchi, neri, nord, sud, destra e sinistra, non hanno importanza quando si ha il coraggio di cambiare.

E allora grazie a voi, che tenete ancora sveglio il coraggio di cambiare!

Vi dobbiamo più di quanto crediate, e c’entra poco il fango che ha sporcato i muri e invaso le strade; quel che state togliendo è il fango che si annida negli animi rassegnati di un popolo.

CAMBIAMO, ma facciamolo adesso, ché domani sarà troppo tardi.

“Ridateci la nostra vita, quella di un tempo andato, piena di speranze, aspettative, prospettive e progetti. Ridateci la fierezza di un popolo pieno di eroi che hanno segnato la storia di questo Paese e del Mondo intero. Lasciateci la possibilità e l’illusione di decidere del nostro futuro e quello dei nostri figli, dateci la facoltà di commettere i nostri errori, non quelli creati da voi ad opera d’arte per ognuno di noi, errori a volte commessi forzatamente nel tentativo disperato di sopravvivere. Abbiamo voglia di lottare per un ideale, in un Paese ormai privo di qualsiasi ideale.”

-G. Di Blasi

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

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