di Daniel Moretti
Mentre Massimo Giuseppe Bossetti è in attesa di sapere se il Tribunale della Libertà accoglierà la richiesta di scarcerazione avanzata dai suoi legali, nell’inchiesta sul delitto di Yara Gambirasio, si aggiunge un nuovo tassello. Tra le 200 tracce pilifere trovate sul corpo della tredicenne di Brembate, dieci sono umane e due appartengono a una stessa persona. Non si sa di chi siano, ma sicuramente non appartengono a Bossetti.
Come riporta il Corriere della Sera, le due tracce sono poca cosa per ipotizzare l’ombra di un complice, perché potrebbero essere state trasportate dal vento. Una casualità, dunque. Diverso sarebbe invece se fossero molte di più, perché indicherebbero una presenza significativa sulla vittima. Se non per il presente, l’esito dell’analisi dei consulenti del pm Letizia Ruggeri, Carlo Previderè e la sua collaboratrice Pierangela Grignani dei laboratori di Medicina Legale e Scienze Forensi dell’Università di Pavia, può essere utile per il futuro. Se le indagini dovessero portare a un presunto complice (per ora nessuna evidenza lo fa ipotizzare), il suo dna potrebbe essere confrontato con quello dei peli.
Al momento l’unica traccia significativa rimane il dna di Massimo Bossetti trovato sugli slip e sui leggings della tredicenne. E intanto un frase scritta nel motore di ricerca del suo computer incastrerebbe ulteriormente il muratore. E’ quanto rivela il settimanale Giallo che ha scelto però di non divulgare il testo integrale. Si tratterebbe comunque di parole che non lasciano spazio a equivoci. L’uomo ha scritto Google alcune parole inerenti caratteristiche fisiche di Yara, la sua età e che si riferiscono alla sua sfera sessuale. Non si tratta di quelle parole già individuate nel pc di Bossetti come ‘tredicenne’, ‘sesso’, ‘ragazzine’, seguite dagli aggettivi ‘provocanti’, ‘minorenni’ ecc.”, fa sapere il giornale. Sono parole più precise che avevano ha che fare direttamente con la ragazzina.


