di Simone Dei Pieri
Non so se capita anche a voi, talvolta, di lasciar andare i pensieri e fare zapping col telecomando, andando alla deriva nel ciarpame televisivo, vagabondi negli oceani dello share, naufraghi sulle spiagge dei salotti politici (e assetati di congiuntivi se capitate dalle parti di Barbara D’Urso). Sono sicuro che sarà capitato anche a voi, ma a me capita ormai da qualche anno e con mio enorme dispiacere mi sono accorto che sono sempre meno i programmi che riesco a seguire in maniera completa, dall’inizio alla fine per intenderci, senza spegnere la TV o senza cambiare canale.
No, non avviene per gli impegni o per altro. Semplicemente per noia, e talvolta per disperazione… sarò io, ma quattro anni di speciali televisivi su un omicidio in campagna, piuttosto che le beghe familiari di qualche calciatore, mi fanno rimpiangere amaramente l’invenzione stessa del tubo catodico. E dire che l’idea era pure carina, peccato per l’uso.
Quando si parla di politica, poi, non ci si capisce niente: sigle su sigle, paroloni su paroloni e nomi su nomi, sempre gli stessi peraltro, anche a distanza di diverse legislature… “un altro vantaggio che la democrazia offre è la libertà di stampa! In democrazia si chiama INFORMAZIONE! Sappiamo tutto. Tutto, ma anche il contrario di tutto: sappiamo che l’Italia va benissimo, ma che va anche malissimo! Sappiamo che l’inflazione è al 3, al 4, al 6 o anche al 10%… che i disoccupati sono il 12% non so bene di cosa, e che possano aumentare o diminuire a seconda di chi lo dice”. Un grande Gaber, eh?
Cerchiamo di far chiarezza perché la situazione in questo momento è tra le più confuse: abbiamo tre macro-partiti (Partito Democratico, Popolo delle Libertà/Forza Italia, Movimento Cinque Stelle) che si sono divisi una porzione pressoché uguale di elettorato, tanto da rendere complicato identificare una maggioranza e un’opposizione ben definite; il partito di maggioranza ha portato alla carica di Premier il prode Matteo Renzi, che però è -e continua ad essere- criticato dagli elementi del suo partito. “Ma come” -direte voi- “vincono e si lamentano?”. Sì, vi ricordo che parliamo del PD. È normale, se non sono divisi non sono contenti, capìteli! In ogni caso, hanno perso 400 mila iscritti, non sono mica bruscolini; probabilmente dopo i risultati legislativi del Governo, i PDini hanno preferito fare la tessera di SKY piuttosto che rinnovare quella del partito. Almeno guardano MasterChef e insultano un po’ Cracco.
Dall’altra parte, a destra, nel Popolo delle Libertà si è staccato Angelino Alfano, che ha fondato il Nuovo Centro Destra (che per simbolo ricorda vagamente la Democrazia Cristiana, solo più ignorante e più collusa) lasciando Berlusconi con una pallida imitazione di Forza Italia, a sua volta divisa tra scaramucce interne mentre il Grande Capo è ad assistere gli anziani.
Ok, magari proprio Grande Capo… ho sparato alto! Oddio, l’ho fatto di nuovo… Fatto sta che Alfano ha rilasciato in questi giorni delle dichiarazioni ampiamente contro le unioni omosessuali all’estero ed è stato bacchettato da Forza Italia.
Vi giuro che anch’io non ci capisco niente, non preoccupatevi.
Infine il Movimento Cinque Stelle è spaccato: quelli che non si adattano alla linea vengono esclusi e appellati come “dissidenti” -ché neanche ai tempi delle Purghe!- mentre gli altri hanno talvolta un’espressione da cuccioli sparuti, talaltra un’aggressività pari a quella di un sindacalista CGIL al concertone del 1′ Maggio.
Inizio a pensare che il loro nervosismo in Aula dipenda dai ‘Mi Piace’ che prendono su facebook; l’altro giorno hanno lanciato dei libri al Presidente del Senato. Ma ve l’immaginate?
“OH, PRESIDENTE! ‘STI iPAD NON FUNZIONANO!”.
A ben pensarci, forse Master Chef non era male…

