di Elena Sparacino
Il torpedone tutto lustrini e paillettes di Priscilla, la regina del deserto ha finalmente approdato anche in Spagna, facendo fermata a Madrid e debuttando ieri sera nel Nuovo Teatro Alcalá con la produzione originale londinese.
Una parata di glitter, piume, strascichi e plateau per una messa in scena in grande stile che è arrivata a costare quasi 3 milioni di euro per il grande musical della stagione: 500 abiti, 150 paia di scarpe, 200 parrucche e altrettante maschere su misura per ogni attore, per ovviare all’impossibilità di 220 cambi d’abito e di trucco per una media di 15 secondi l’uno.
Non per niente, costumi e apparati scenici che valsero, nel 1994, al film originale australiano The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert – diretto da Stephan Elliott – il Premio Oscar 1995 per la categoria, oltre a numerosi premi Tony e Oliver. Lusso, ma la vera D.I.V.A. travolgente in questo musical è Priscilla, il bus sul quale i tre protagonisti intraprendono un viaggio attraverso il deserto rosso australiano. “Priscilla” pesa 10 tonnellate, è costato € 2.300.000 e conta un ingranaggio robotizzato con 25 motori gestiti da 50 computer dotati di una “tecnologia militare” a prova di hacker.
Su libretto di Stephan Elliott e Allan Scott, la trama centrale ruota intorno a due drag queen e un transessuale di Sydney che vengono assunti per performare in una località remota in Alice Springs, nel deserto australiano. Mentre si dirigono verso la loro destinazione a bordo di uno sfavillante torpedone soprannominato – appunto – “Priscilla”, i tre amici incroceranno sul loro percorso vari personaggi, affrontando tutti i tipi di avventure e difficoltà, tra cui episodi di omofobia, e allo stesso tempo rafforzando il loro rapporto e scoprendo nuovi orizzonti. Quello che non abbaglia a prima vista, è in realtà un cuore che impernia l’intero spettacolo sulla ricerca di identità, di accettazione, trattando le insicurezze e l’amore in tutte le sue ramificazioni esistenti nella nostra cultura. «Sul palco sono tre amici che sono travestiti, che amano e che hanno a cuore, e il pubblico si rende conto di tutto ciò che pur non essendo una storia convenzionale. La produzione incoraggia le persone ad avere il coraggio di fare cose e battersi per ottenere la vita che ami», ha spiegato Dean Bryant a Madrid, direttore artistico della produzione internazionale, con il regista Simon Phillips, che ha anche curato la messa in scena spagnola. Nel frattempo, Mariano Peña, viso noto della televisione spagnola che, per dare vita al ‘suo’ protagonista Bernadette, ha abbandonato il ruolo storico che rivestiva in una serie locale, ha definito il musical come «un inno all’amore, all’amicizia e all’ottimismo», che parla anche di temi essenziali come «la discriminazione o l’omofobia», specificando anche come l’entrare nel ruolo di questa trans sia stato decisamente impegnativo, nonché abbia richiesto un intenso e profondo lavoro di riflessione ed immedesimazione. «Certo è davvero difficile camminare in un corsetto, con i tacchi e la parrucca, ma il livello interpretativo è tutto un altro lavoro», si è lanciato ad affermare dopo che i produttori hanno colto l’occasione per anticipare la sorpresa del pubblico nel vederlo ballare e, soprattutto, cantare.
Nato per la versione in celluloide, dopo essere stato presentato per la sezione Un Certain Regard del 47º Festival di Cannes, Priscilla fornì successivamente le basi per un juke-box musical (così vengono chiamati i musical con colonne sonore non originali), che ha debuttò a Sydney nel 2006 per essere subito proposto col medesimo cast anche in Nuova Zelanda. Successivamente vennero allestite produzioni a Londra (dove fece il pieno al Palace Theatre dal 2009 al 2011), Toronto, New York (Broadway), San Paolo, Milano, Roma, Trieste e successivamente nella versione tour in tutta Italia. Ora, contemporaneamente alla Spagna, verrà prodotto nella sua overdose di sfavillio anche a Seoul, Atene e Manila.
La colonna sonora scatena a ritmo dei successi da discoteca degli anni ‘70 e ‘80, includendo molti brani di icone queer come Gloria Gaynor, Madonna e Tina Turner; 25 grandi canzoni tra cui classici di Madonna, Village People, Cindy Lauper, Supertramp, Donna Summer, fino alle più dolci note di Joni Mitchell, quasi tutti cantati nella sua versione originale inglese (che, va sottolineato il merito, è una falda linguistica a cui difficilmente gli spagnoli si concedono). Questa è una delle questioni controverse di queste grandi produzioni che hanno le canzoni così ben conosciute dal pubblico. «Abbiamo tradotto solo poche righe per il pubblico perché capisca cosa sta succedendo nella scena, quando drammaticamente necessario», ha spiegato nel corso della presentazione Marcos Camera, produttore esecutivo dello show, con Juan José Rivero. Lo splendore (e la professionalità) della produzione si nota inoltre nella presenza di un’orchestra dal vivo, musicalità gestite da nove musicisti e 24 voci tra cui i tre “Divas”: Patricia del Olmo, Aminata Sow… e l’italianissima Rosanna Carraro!
Volto non ancora noto sui palchi e sugli schermi italiani, è un nome che sentiremo inizieremo certamente a sentir presto menzionare in seguito all’esperienza estera. Il profilo è per ora basso e prettamente segnato da esperienze di grande professionalità, ma appena pochi anni fa ebbi l’opportunità di vederla vestire – con la compagnia vicentina Compagnia del Villaggio – i panni di una Mary Poppins che col suo cinguettio avrebbe tenuto testa a Julie Andrews, e anche in quanto a stoffa recitativa la Carraro pare saper dare il meglio di sé, dunque certamente non faticherà a brillare in mezzo a tutti quegli strass. Un altro segno della crescente validità della formazione italiana o della presa di coscienza dei talenti nostrani? Rossana non è, infatti, la prima italiana a Madrid su palchi importanti: da tre anni la produzione Stage Entertainment España vanta per il suo El Rey León una Nala d’eccezione, la talentuosa Daniela Pobega (Pinocchio, Ragtime, Flashdance). Che sia l’origine di un movimento di internazionalizzazione e professionalizzazione del musical in Italia?
Per quanto riguarda ‘la debuttante’, Priscilla, la regina del deserto sarà al Teatro Nuovo Alcalá con l’adattamento di Miguel Antelo per almeno una stagione, con possibilità di proroga se il pubblico manifesterà gradimento, per poi ruotare in tutto il Paese.


