di Fabio Camillacci
La vera notizia di questa 5° giornata di campionato arriva da Milano. L’Inter viene presa a schiaffi al Meazza dal Cagliari di Zeman e per la prima volta Walter Mazzarri si assume tutte le colpe per la figuraccia nerazzurra: “Ho sbagliato io, questo 1-4 è tutta colpa mia, dovevo fare più turn over rispetto a mercoledi; alcuni giocatori non reggono 3 partite in 8 giorni”. Finalmente. Per una volta il tecnico dell’Inter non se la prende con arbitri (nonostante l’espulsione di Nagatomo e il rigore a sfavore parato poi da Handanovic sull’1-3) e altri fattori esterni. Certo, indirettamente dà la colpa ai suoi, lo fa spesso. Stavolta infatti Mazzarri si assume si la responsabilità della pesante sconfitta interna, però punzecchia quei calciatori, che a suo giudizio, non sono in grado di giocare più gare ravvicinate.
Riavvolgiamo il nastro e torniamo proprio a mercoledi sera dopo Inter-Atalanta 2-0, partita valida per il turno infrasettimanale di campionato. Il “tenero Walter” conferma la sua fama di uomo di sport permaloso. Stizzito perché i giornalisti delle varie tv incensano solo le dominatrici Roma e Juventus, Mazzarri dichiara: “Secondo me per lo scudetto c’è anche l’Inter, siamo soltanto all’inizio; non è giusto dire che per il titolo sarà un duello tra giallorossi e bianconeri”.
Dunque, non solo responsabile (reo confesso) del tracollo interista, anche iettatore. Forse adesso l’allenatore nerazzurro avrà capito la differenza che passa tra la sua squadra e le due corazzate del campionato. Con le rose che si ritrovano, Allegri e Garcia possono ricorrere al turn over tra una gara e l’altra, l’Inter no. La famosa boria “made in Mazzarri”, colpisce ancora: per lanciare il guanto di sfida alle due battistrada e dimostrare che anche l’Inter è in corsa per lo scudetto, l’allenatore toscano rinuncia al turn over e crolla in casa contro il Cagliari.
Ma su quali basi parlava Mazzarri mercoledi scorso? Non lo sappiamo, visto che l’Inter nelle prime 4 giornate aveva messo nel carniere appena 8 punti, frutto di due vittorie casalinghe (con Sassuolo e Atalanta) e due striminziti pareggi esterni (a Torino e Palermo). Lo abbiamo sempre scritto: Mazzarri non ha nelle corde il “quid” scudetto. Al massimo può lottare per entrare in zona Champions League. Walter torna quindi nei ranghi dopo l’esplosione della nuova Zemanlandia, quella sarda.
Strano caso quello del “Boemo”. Era dato a rischio esonero dopo il deludente avvio di stagione (1 punto in 4 gare), e invece ha stupito San Siro e gli addetti ai lavori ridicolizzando l’Inter con le sue letali verticalizzazioni e i suoi tagli d’attacco al cianuro. Contro i nerazzurri si è rivisto lo spumeggiante gioco di Zeman. Possibile che la svolta sia arrivata in meno di 4 giorni? Mercoledi scorso in casa col Torino, il Cagliari era parso un team allo sbando, privo della “Z” di Zeman. Al Meazza, tutt’altra storia: merito, anzi, demerito anche dell’Inter mazzarriana. La spavalderia di Mazzarri ha sicuramente fatto male al gruppo nerazzurro. Sarebbe stato meglio mantenere un profilo basso ribadendo che, nonostante la vittoria contro l’Atalanta, l’obiettivo stagionale resta il ritorno nell’Europa che conta. A fronte di un gran bel reparto d’attacco, l’Inter pecca a centrocampo e in difesa: e col Cagliari si è visto. Con una difesa così non si può pensare di lottare per il tricolore.
Stesso discorso per la metà rossonera di Milano che non può certo entusiasmarsi per il secondo “pareggiotto” esterno di fila contro una “provinciale”: dopo Empoli, Cesena. Abbiati imbarazzante. Ora forse capiranno coloro che scrivevano o dicevano: “Ma che senso ha comprare Diego Lopez quando hai già Abbiati?”. Christian Abbiati: portiere di 37 anni, sul viale del tramonto dopo una grande carriera in maglia rossonera; una carriera iniziata nella stagione 1998-99 come protagonista dello scudetto firmato Zaccheroni. Sono passati tanti anni, qualche scricchiolio (eufemismo) è fisiologico. Papera di Abbiati a parte, a Cesena il Milan subisce troppo l’iniziativa degli avversari confermandosi fragile dall’attacco in giù. Stavolta manca pure il guizzo offensivo da tre punti, dopo quello centrato per l’1-1 in rimonta che fissa il punteggio sul campo in erba sintetica del Manuzzi.
Piccoli segnali di ripresa da parte del Napoli. La vittoria in casa del Sassuolo però serve solo per il morale e per muovere la classifica; i problemi di sempre persistono. Benitez vorrebbe andarsene. Non a caso, non è sembrato troppo felice al termine dell’1-0 di Reggio Emilia. Stavolta sono stati decisivi i calciatori: ci hanno messo il cuore per far felici i tanti tifosi napoletani presenti al Mapei Stadium. Per i partenopei, una vittoria meritata e difesa con le unghie. Ora serve continuità. Sia nelle prestazioni che nei risultati.
Continua a stentare l’incerottata Fiorentina di Vincenzo Montella che rischia di perdere nella Torino granata. Pari in rimonta per i viola: segna Babacar dopo l’acuto di Quagliarella. E così, alle spalle di Roma e Juventus, la terza forza del campionato al momento è la sorprendente Sampdoria di Sinisa Mihajlovic che vince il “Derby della Lanterna”.
Una brutta stracittadina genovese decisa da un lampo di Gabbiadini. In tribuna esplode la gioia di patron Ferrero in versione ultras: nuovo personaggio bizzarro del nostro calcio che con pochi investimenti ha messo in piedi un bel progetto doriano sotto la sapiente regia di mister Miha. Parla di obiettivo Champions in 3 anni. Mihajlovic lo riporta alla realtà invitandolo a pensare al presente: “Il presidente è nuovo del calcio italiano; il nostro obiettivo stagionale rimane quello di una salvezza tranquilla”. Intanto, però, la Samp è terza con 11 punti: a -4 dalla coppia di testa.
Strapotere Juventus e Roma. Le prime della classe continuano a disputare un campionato a parte: 5 vittorie nelle prime 5 partite e numeri impressionanti. Juventus: 10 reti all’attivo, nessuna al passivo. Roma: 9 gol realizzati, 1 solo subito. Roma cooperativa, Juve nel segno di Tevez. Queste le differenze tra le due per ora. Tra i bianconeri, l’Apache è sempre più decisivo: con la doppietta di Bergamo Carlitos diventa capocannoniere con 4 gol, come l’interista Osvaldo. I giallorossi, al contrario, puntano di più sul collettivo.
Le prodezze dei singoli infatti in casa Roma ruotano: dopo Pjanic a Parma, Destro contro il Verona. Punizione meravigliosa quella del bosniaco, colpo alla Maradona quello di Mattia da Ascoli. Senza dimenticare le scorribande vincenti di Florenzi “core de’ nonna”. Alessandro Florenzi: un giocatore spesso determinante. E domenica prossima, per la sesta di campionato andrà già in scena la “madre di tutte le partite”, Juventus-Roma. Una sfida che forse arriva troppo presto, o forse no. Speriamo solo che non ci siano polemiche arbitrali. A proposito, chi arbitrerà allo Juventus Stadium? Scelta difficile e delicata.
Roma e Juve continuano così a fare il vuoto. Tutti siamo consapevoli che la Samp non può infastidire la coppia al comando. E le altre grandi? Si allontanano sempre di più dalla vetta: Inter e Milan a -7, Napoli a -8, Fiorentina a -9. La Lazio gioca stasera a Palermo e attualmente è a -12 (l’altro posticipo del lunedi è Udinese-Parma). Pertanto, ad oggi, più che un campionato è un duello; almeno per il titolo di campione d’Italia. Dimentichiamo qualcosa? Ah si: Chievo e Empoli che si dividono la posta al Bentegodi. Un pari che non fa notizia come il crollo dell’Inter di Mazzarri al Meazza nel giorno del ritorno di Zemanlandia.