di Fabio Camillacci

A volte ti viene voglia di dire: “Basta!”. Pur amando visceralmente il calcio, quando vedi e vivi certe cose, quando indaghi un po’ su ciò che vivi e vedi, ti passa la fantasia. Entusiasmo che puntualmente torna appena vedi rotolare un pallone. Come un bambino, un classico dei malati del mondo della pedata. Motivo di tale irritazione da incipit? Il cosiddetto doping amministrativo. Il presidente di AssoTutela, Michel Emi Maritato, lancia l’allarme: “Il doping amministrativo nel calcio, come in tanti altri settori del nostro Paese, è sempre più dominante. Evasioni fiscali, operazioni sottobanco, mancato versamento dei contributi, bilanci truccati, affari in nero e potrei continuare a lungo. In tempi di crisi, mentre c’è gente che fa fatica ad arrivare a fine mese, il calcio ingordo si ingrassa, spende e spande”.

Eh già, spande soprattutto prebende ai cosiddetti “procuratori”, “agenti Fifa” o “manager” che dir si voglia. “Sarebbe meglio dire ‘magnager’”, ha puntualizzato recentemente il presidente della Lazio Claudio Lotito, sempre più “uno e trino”. Qualcun altro invece ci è andato giù pesante definendo questa figura pallonara: “Una metastasi del cancro che sta portando alla morte il calcio”. Percentuali da sogno ai “procuratori” che riescono a far firmare ai propri assistiti contratti faraonici. Oggi il re, in questo campo, è Mino Raiola. Un autentico “burattinaio” di calciatori. Nella maggior parte dei casi, i giocatori vanno dove decide lui: Carmine Raiola, detto Mino, nato a Nocera Inferiore (Campania), ma, naturalizzato olandese. Una carriera fulminea: da pizzettaio di Haarlem (Paesi Bassi) a “re del mercato” calcistico. Attenzione, Raiola è il re incontrastato in Europa e nel mondo, non solo in Italia.

E così, mentre, c’è chi, tra noi comuni mortali che sta attento pure ai centesimi, nel calcio fanno tutti una vita da nababbi o quasi. Michel Emi Maritato su questo punto precisa: “Tutti: dai magazzinieri al fuoriclasse assoluto. Ovviamente, con le dovute proporzioni tra le parti (e tra le categorie calcistiche), ma, ad esempio: tra un dipendente di un club di calcio di Serie A e un dipendente di un’altra azienda, c’è quasi sempre una gran bella differenza di stipendio. Tutto merito ovviamente del doping amministrativo”.

Sicuramente, rispetto al passato, anche il calcio (soprattutto quello italiano) sta vivendo da anni un ridimensionamento a livello di giro d’affari. E l’ultimo calciomercato lo ha confermato, anzi ha dimostrato che in Italia stiamo raschiando il fondo del barile. Tra poco inizieremo a scavare. Però, il giro di milioni di euro è comunque sempre sproporzionato rispetto agli altri settori della società moderna. Troppo sproporzionato. In molti casi è “gonfiato”. Un “pallone gonfiato”.

Lo capirete meglio leggendo prossimamente su Ventonuovo: “Pallone gonfiato Capitolo II”. Intanto, qualche anticipazione. Abbiamo puntato i riflettori sul calcio che conosciamo meglio, quello che viviamo da vicino, ovvero: il calcio italiano. Ad esempio, siamo venuti a sapere che in Serie A si registra il doppio dei trasferimenti di giocatori rispetto alla Premier League per un totale di 1127 tesserati. Insomma, le squadre italiane hanno rose abnormi rispetto alle reali necessità: e la qualità dov’è? Abbiamo il doppio dei calciatori rispetto all’Inghilterra, ma, un campionato mediocre rispetto alla Premier League. Rose abnormi e scarse per figure barbine in campo internazionale.

Inoltre, negli ultimi 15 anni, stipendi e cartellini dei giocatori hanno bruciato tutti i ricavi; nonostante tutto, il livello del campionato è sceso. Come scrivevamo all’inizio: il calciomercato spesso è utilizzato per operazioni contabili e basta. Una sorta di “Fantacalcio” nell’unica, vera e autentica Serie A di calcio. Tanti scambi, in molti casi, senza passaggio di soldi. Movimenti non funzionali al progetto tecnico. Curiosità: il calcio italiano spende tanto in Sud America. Leggendo le carte scopriamo poi che, a livello di trasferimenti, ci sono grandi differenze tra i vari club. Per esempio, il Parma lo scorso anno ha fatto ben 178 movimenti in entrata, il Napoli solo 17. Il patron dei ducali Tommaso Ghirardi non nega l’evidenza e ammette: “C’è stato un momento in cui qui al Parma eravamo in troppi, ma, ora basta”. Lo ammette ma non vuole dirci perché erano diventati troppi.

Sulle cose poco chiare del calcio nostrano, un capitolo a parte merita la questione “compartecipazioni”, abolite da poco. In un’Assemblea Federale andata in scena il 27 maggio scorso, la Figc ha approvato una norma che cancella di fatto le “compartecipazioni”(una volta chiamate “comproprietà”). Ovvero una pratica che prima del 27 maggio, così com’era, esisteva solo in Italia. Una pratica che permetteva a due società di condividere gli “effetti patrimoniali conseguenti alla titolarità del contratto”: una formula contorta per indicare che un giocatore può essere di due proprietà diverse, due club diversi che si dividono al 50% il cartellino. Ma come detto ormai questa formula è stata abolita.

Nel frattempo, come abbiamo scritto in passato, imperversano altre formule: prestito oneroso, prestito con diritto di riscatto, prestito con obbligo di riscatto, prestito gratuito e via di seguito.Tornando al fenomeno “compartecipazioni” aggiungiamo che nel giugno scorso le “comproprietà” risolte sono state 365: un terzo delle quali coinvolgevano sette club. Il solito Parma con 72 e poi: Cesena, Chievo, Genoa, Inter, Juventus e Siena con oltre 20 operazioni di “compartecipazione” tra attive e passive. E ancora: club in mano alle banche. Ecco perché a volte ti viene voglia di dire: “Basta!”.