(fonte: www.italoamericano.com)

di Elena Sparacino

Mi sono ritrovata, anche quest’anno, a incorrere nell’ormai tradizionale “settimana del cinema”; no, nessuna iniziativa stavolta da parte del Ministero per i Beni Culturali, ma piuttosto l’abbonamento al cinematografo che si accinge a scadere. Il classico: tra un impegno e l’altro arriva l’estate, e ti accorgi che al cinema non ci sei andato quanto ti eri ripromesso. E che la tua tessera conta ancora parecchi film da obliterare.
E allora? Si designa il fortunato partner e ci si reca con devozione, puntualità e costanza fino alla sala ogni sera per tutte le sere consecutive dell’ultima – ovviamente – settimana in cui si possa usufruire degli sconti. Come da copione però, scatta il dramma: inizi a sfogliare (o scrollare, se sul web) ossessivamente la pagina della programmazione della sala, in preda all’ansia quando ti accorgi che non ci sono film interessanti da vedere e che “Li mortacci, me lo dimentico ogni estate che quando fa caldo tengono i blockbuster peggiori perché a nessuno gli interessa, di fare film”.

Quando fa caldo, tra l’altro, una bella rinfrescata nell’aria condizionata del cinema non ci starebbe poi nemmeno troppo male. Delusa da questa sostanziale decadenza, e in preda ad un paradigmatico momento di pigrizia, ho stimolato il mio spirito di rivalsa per formulare la molecola del dictat-estivo-da-cinefilo (per quel cinefilo che si sente solo e abbandonato dalla celluloide nella più afosa stagione dell’anno, e che solo può trovare conforto nel branco disperso di suoi simili in preda a vagheggi per le sale in stile The Walking Dead).

Cosa o chi verrà a salvare le nostre sorti?

  1. I cinema all’aperto. Questi mitici El Dorado sono tendenzialmente ubicati ‘in prestito’ in Arene, Giardini e Parchi in genere della nostra città; spesso celati e poco pubblicizzati, si nutrono dei film della stagione passata, dando anche ai più distratti/impegnati/ritardatari la possibilità di recuperare le lacune sulle ultime uscite. In aggiunta, l’aspetto fresco e disinvolto agevola l’aggregazione. Talora si lanciano in amarcord di celluloide riproponendo grandi classici del tipo “quello che mi mancava”, con gentil concessione di fare una cosa amabilissima, qual è la possibilità di vedere sul grande schermo pellicole datate che nemmeno i nostri nonni. Tra i più pregevoli per offerte e location per le ultime uscite L’Isola del Cinema in Trastevere a Roma, accordi @ DISACCORDI a Napoli nel Parco del Poggio ai Colli Aminei, riVediamoli per opera di Anteo Spazio Cinema a Milano (al prezzo eccezionale di 2,70 euro), mentre i nostalgici apprezzeranno – sempre nel capoluogo lombardo – gli sforzi perpetrati da Arianteo, o ancora il riallestimento del Palazzo Reale di Torino.
  1. Cineforum clandestini. Nella mia città ne organizzavano uno di matrice autonoma e studentesca, chiamato “Cinemarcio” (autoelettosi come “Rassegna Cinematografica Democratica”): rammento che veniva organizzato da un bravissimo ragazzo, serio a modo suo, con la perversa passione per il cinema. Dico “perversa” perché ho notato che quando si arriva a essere degli appassionati costanti, si arrivano a fare le cose più strane: dalle notti in bianco alla ricerca di uno streaming per aggiornarsi in diretta fino alle 5 del mattino su Oscars, Tonys, Emmys, Globes (salvo poi presentarsi a lavoro con due ore di sonno sul capo, alla ricerca disperata di altre borse sotto gli occhi per potersi prestare ai commenti) fino alla spasmodica ricerca di titoli sconosciuti ai più, a metà tra il desiderio di novità e la competizione da canoscienza. In particolare, una volta svolto quest’ultimo lavoro, gli organizzatori di Cinemarcio si prodigavano di estrapolare titoli di dubbio gusto in grado di arrecare appagamento; che io sappia, la rassegna è andata avanti fino a quando i vicini di casa di questa location bohemienne non hanno valutato quei bravi ragazzi come troppo rumorosamente appassionati. Prosit.
  1. Canali d’essai e tematici. Fortunatamente, anche per i meno teledipendenti, pure i palinsesti del piccolo schermo accorrono in nostro soccorso. Canali del digitale terrestre come Cielo TV e Iris si prodigano infatti nella distribuzione di pellicole meno viste, un po’ da intenditori, o in cicli tematici per regista o attore che non siano legati a doppio filo con l’avvenimento di un qualche decesso.
  1. Telefilm: una forma alternativa di dipendenza tossica. Un tempo gli ‘affictionados’ contavano la stagione calda come requiem prima della tempesta ‘seriale’, oramai non solo i livelli sono saliti (l’ibridazione con registi e attori cinematografici è una forma di prestito divenuta assai comune) ma molti show trasmettono proprio d’estate, assicurandosi gli ascolti dei telespettatori e permettendo ai telefilmdipendenti una migliore scansione e distribuzione del proprio tempo. In alternativa, ci sarà sempre Lost da recuperare, anche se evitare l’ostracizzazione sociale è ormai un rischio passato di moda.

A conclusione di ciò, siccome ostinazione regna sovrana, mi stavo domandando come mai – incallita – mi sia ritrovata a spendere 8 euro per andare a vedere Hercules in una sala The Space con qualche utopica aspettativa, quando al cinema all’aperto riproponevano un sempreverde Manhattan.

Elena Sparacino

Ci fu un tempo in cui voleva fare la giornalista; poi ha capito che quello che in realtà voleva fare era scrivere, che è una cosa diversa. Laureata in Comunicazione, ama amare le cose: soprattutto, ama il teatro su e giù dal palco, ama l’enogastronomia, ama l’arte, ama viaggiare, ama conoscere, e ama farsi contraddire scoprendo e condividendo nuovi punti di vista. «O' capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del Paradiso quando eri picciriddu»: per Vento Nuovo si occupa di cinema e spettacolo, con inevitabili incursioni digitali e gastronomiche.

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