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Chi non è disabile o chi non ha a che fare con il mondo dei disabili certi problemi non se li pone nemmeno. Sono sempre problemi che riguardano altri, problemi lontani. La parola “barriera architettonica” sembra un eco lontano di realtà che esistono solo al di fuori della nostra finestra e quando camminiamo per strada e vediamo delle strutture per invalidi le accogliamo serenamente solo per un buon senso politicamente corretto, ma in fondo in fondo le vediamo come delle storpiature architettoniche. Qualsiasi locale farebbe volentieri a meno di impiegare spazio e spendere soldi per il bagno dei disabili, per le pedane per i disabili etc. e infatti quando possono farne a meno lo fanno ben volentieri. Il disabile non è il consumatore tipo e quindi perché prendersi cura di lui? È un costo e basta, ma questo non si può dire.

La situazione è difficile già di per sé, ma se sei disabile in Italia è ancora peggio. Altri paesi hanno sviluppato una sensibilità maggiore per questo tipo di problematiche, ma da noi le barriere architettoniche sono più numerose dei monumenti!

La legge sembra accordare molti privilegi ai disabili, ma se sei disabile di questi privilegi ne faresti volentieri a meno! Quando sei disabile ti accorgi che molte cose “normali” ti sono comunque negate. La legge ti aiuta, la società no.

Prendiamo le scale ad esempio, per una persona normale sono una cosa normale, anzi spesso un elemento di decoro, ma se sei disabile rappresentano un grandissimo ostacolo, anche mentale, un limite davvero invalicabile. Sono poche le strutture pubbliche che hanno un montascale, figuriamoci quelle private o le abitazioni. Salire di un piano se sei su una sedia a rotelle è una vera impresa e quello che è più sconfortante è che si tratta di un’impresa in cui sei costretto a coinvolgere altre persone. Cosa c’è di più inutile per una persona “abile” che montare un montascale? È davvero una cosa totalmente inutile. Un montascale è brutto esteticamente, può servire solo poche volte, forse mai, ed è costoso. Se uno è un disabile fortunato e ha un’abitazione a più piani può mettersi il suo bel montascale, o se non abita al piano terra può pretendere che il condominio lo metta, ma se devi andare in vacanza allora sono dolori.

Non è facile andare in vacanza se sei disabile e non solo perché una sedia a rotelle gira male su una spiaggia o è scomoda per una passeggiata in montagna. Nei luoghi di villeggiatura trovare un appartamento a piano terra è molto difficile, per fortuna alcune aziende offrono il servizio di noleggio montascale, ma ovviamente non tutti possono permettersi questo lusso, diciamo che per molti è già un lusso avere un ascensore nel proprio palazzo.

De jure un disabile è uguale a una persona normale, ma de facto questa uguaglianza non si realizza mai, e anche se sei disabile hai il desiderio di amare e viaggiare. Molto bella a tal proposito la recente iniziativa di Iacopo Melio, studente di Lazzaretto affetto dalla sindrome di Escobar che ha lanciato l’hastag #vorreiprendereiltreno.

Socializzare per molti è difficile già da normali, ma se sei disabile è ancora più difficile perché percepisci quell’asimmetria buonista che ti fa sentire ancora più handicappato. Uno normale questo non lo sa, né può saperlo, è gentile perché un handicappato fa pena e quella gentilezza accroccata crea spesso più disagio dell’indifferenza. Non passi mai inosservato se sei handicappato.

È questo il vero paradosso. Paradosso ancora più incredibile del fatto di vivere in una condizione fisica disagiata senza colpa alcuna: sei invisibile per ciò per cui vorresti essere preso in considerazione, e al centro dell’attenzione per ciò che vorresti essere invisibile.

Un circuito da cui non esci a patto che a un certo punto ti accorgi che la normalità è solo il modo abituale in cui la maggioranza vede e ordina le cose, la forma aggressiva con cui il pensiero cerca costantemente di imbrigliare l’essere. Un idolo, ecco cosa è la normalità, un idolo che hanno creato i “normali” per affermare il loro illusorio dominio sull’ essere. Un idolo al quale si sottomettono e costringono tutti a sottomettersi.

Chi è disabile, per ovvie ragioni biologiche, non può sottomettersi a questo nomos aggressivo e apocrifo, è libero dalla normalità o meglio è libero nella misura in cui accetta la propria condizione come un’espressione non convenzionale della natura e quando capsici tutto ciò, diventa molto buffo vedere come i cosiddetti normali, che non sono inchiodati per natura a una sedia a rotelle, molto spesso sono inchiodati a dei set mentali così invalidanti che farebbero piangere se non facessero ridere. La coscienza è più importante delle gambe, ma molti dei normali non lo sanno e quindi non ne soffrono, un disabile purtroppo sì, e forse è proprio qui la vera differenza.

Redazione - Lorenzo

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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